
LA COMUNICAZIONE MANIPOLATORIA NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA
La parola ‘dipendenza’ è spesso associata all’uso di sostanze stupefacenti, di alcool o cibo, per questo è necessario fare una precisazione su questo termine: la lingua inglese fa un’importante distinzione rispetto all’italiano, ovvero distingue le due parole dependence e addiction, che per noi hanno lo stesso significato.
Con dependence si indica la dipendenza fisica, condizione in cui l’organismo necessita e richiede una determinata sostanza; con addiction, invece, si intende una condizione generale in cui la dipendenza psicologica spinge alla ricerca dell’oggetto d’interesse, senza il quale l’esistenza diventa priva di significato. Vi è quindi, un riconoscimento di nuove forme di dipendenza nei confronti di attività che permette di sviluppare un’addiction senza dependence, ovvero un bisogno indispensabile di mettere in atto comportamenti in assenza di una dipendenza fisica vera e propria (Guerreschi, 2011).
Queste nuove forme vengono chiamate “New Addictions” e comprendono un comportamento socialmente accettato, ovvero: la dipendenza da internet, dal gioco d’azzardo, dal sesso, dallo shopping compulsivo, dal lavoro e dalle relazioni affettive (Guerreschi, 2005).
La dipendenza dalle relazioni affettive viene nominata Love Addiction o Dipendenza Affettiva ed è una patologia che solo negli ultimi anni è divenuta oggetto di interesse nell’ambito della ricerca scientifica. Di fatto, tale disturbo non ha ancora trovato spazio nell’ambito di una classificazione ufficiale, tuttavia si tratta di un fenomeno sempre più riscontrabile nel contesto clinico (Manfredi, 2016).
Il termine “Dipendenza Affettiva” nasce dalla psicologa Robin Norwood (1990) che negli anni ‘70 pubblica il libro “Donne che amano troppo“, nel quale spiega il concetto di “amare troppo”, ossia un sentimento attribuito principalmente alle donne (ma non solo) che hanno imparato a mettere da parte i propri bisogni per dedicarsi totalmente all’altro.
Tuttavia, fu lo psicanalista Otto Fenichel che già nel 1945, introdusse il termine “amore-dipendenti” nel suo libro “Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi” ad indicare quelle persone che necessitano dell’amore come altri esigono del cibo o della droga. Esse hanno bisogno di essere amate nonostante abbiano poche capacità di amare; elemosinano assiduamente dal partner maggior affetto ottenendo, però, il risultato opposto; si legano a persone che considerano non adatte a loro, ma, nonostante ciò, non riescono a svincolarsi da queste ultime.
Secondo Giddens (1992) un dipendente affettivo manifesta gli stessi sintomi di un qualunque altro tipo di dipendente: il primo è l’ebbrezza, ovvero la sensazione di euforia legata al vedere il partner e alle sue reazioni rispetto ai propri comportamenti, questa è simile all’euforia che caratterizza l’uso di una droga; il secondo è la tolleranza, ossia il bisogno irrefrenabile di aumentare il tempo trascorso in compagnia del partner riducendo, di conseguenza, quello dedicato a sé e ai contatti esterni alla coppia; l’ultimo suntomo è l’incapacità di controllare il proprio comportamento connessa alla perdita della capacità critica verso sé stessi, alla situazione e all’altro.
La persona dipendente, infatti, non è assolutamente in grado di uscire da una relazione anche se ammette che la stessa sia insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva (Guerreschi, 2011). Spesso, neanche nei casi estremi, ovvero quando il partner è violento fisicamente o psicologicamente, riesce a lasciarlo, questo perché il dipendente tende a giustificarlo, mente o non chiede aiuto pur di proteggerlo.
La dipendenza in una relazione di coppia di per sé non è patologica, anzi è assolutamente normale soprattutto agli inizi.
In particolare, durante la fase dell’innamoramento l’attenzione è focalizzata esclusivamente sull’oggetto d’amore lasciando fuori tutto il resto, vi è un certo grado di intimità, passione e desiderio di fusione con il partner. Il desiderio di dipendenza dovrebbe diminuire con lo stabilizzarsi del rapporto lasciando alla coppia la possibilità di andare oltre la fase dell’innamoramento e di amare veramente l’altro riconoscendo la propria autonomia ed individualità (Attili, 2004; Peluso, 1989;1990). Se questo non avviene e le caratteristiche più dipendenti diventano rigide e si connotano come necessità assolute, il rischio è quello di cadere nel versante disfunzionale del legame amoroso, quello relativo alla dipendenza affettiva patologica.
Infatti, la relazione è vissuta come condizione unica ed indispensabile per la propria esistenza. All’altro viene conferita un’importanza tale da annullare sé stessi e non ascoltare i propri bisogni per dare voce solo a quelli del partner; vi è, quindi, un mancato riconoscimento della propria identità (Fisher, 2006; Sussman e Ames, 2008). I dipendenti affettivi nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi che, spesso, hanno origini lontane e profonde, quali ad esempio i vuoti affettivi dell’infanzia (Guerreschi, 2011).
La particolarità di questo tipo di dipendenza è che si tratta di un disagio psicologico in grado di restare nascosto anche per l’intera vita di una persona, perché ha come oggetto un obiettivo socialmente accettabile, ovvero l’amore. Per tale ragione la dipendenza affettiva è meno riconoscibile dall’individuo stesso e dagli altri, comportando dolore e, spesso, altre gravi problematiche fisiche, psicologiche e relazionali (Giddens, 1992).
La dipendenza affettiva è, quindi, un disturbo della sfera emotivo-relazionale caratterizzato dalla centralità di un “oggetto d’amore” (il partner) ed essa provoca delle distorsioni a livello cognitivo, emotivo e comportamentale. I sintomi possono essere talmente forti da provocare dei cambiamenti nella quotidianità della persona che può culminare con una grave compromissione del suo funzionamento complessivo (Secci, 2014). Solitamente, il partner della persona affettivamente dipendente è un soggetto problematico, che lotta con altri tipi di dipendenze (droga, alcol…) o che tende a sminuire l’altro come persona, che adotta alcuni tipi di manipolazione e che tende a maltrattarlo.
Vi sono diverse tipologie di dipendenti affettivi, per distinguerli bisogna tenere conto dell’elemento che li caratterizza, detto “gancio”, ovvero l’esperienza che aiuta il dipendente a gestire gli alti e i bassi della propria vita. Per la dipendenza affettiva si possono individuare due “ganci”: il primo è la creazione di fantasie romantiche che aiutano ad attutire sentimenti di solitudine e rifiuto, nella promessa di un “finale felice”; il secondo è l’esperienza di attaccamento che distrugge, consciamente e inconsciamente, la paura dell’abbandono e bilancia il senso di solitudine e la bassa autostima (Peabody, 1989). Una volta individuato questo processo, si possono illustrare i tipi di dipendenza affettiva che si instaurano in una coppia:
-
Gli Obsessed Love Addicts (OLA) o Dipendenti Affettivo Ossessivo sono persone che non riescono a lasciare il partner, nonostante questo possa non essere disponibile. La scelta di partner affettivamente non disponibili scatena nel dipendente una serie di comportamenti e pensieri ossessivi rivolti all’altro e sul come fare per tenerlo stretto (Barbier, 2017);
-
Gli Ambivalent Love Addicts (ALAS) o Dipendenti Affettivo Ambivalente in genere soffrono di disturbo di personalità evitante e di tipo ansioso e hanno disperatamente bisogno di amore, ma allo stesso tempo sono terrorizzati dall’intimità. È possibile diversificarli in alcune sottocategorie (Guerreschi, 2011): Amore unilaterale, sono attratti da qualcuno che non è disponibile, possono mettere in atto gesti plateali perseguitando la persona fino ad arrivare allo stalking e alle molestie, oppure possono soffrire senza dare luogo ad alcuna azione manifesta. Questo tipo di dipendenza si nutre di fantasie ed è noto anche come Torch Bearers o amore non corrisposto; Sabotatori, sono persone che distruggono il rapporto quando comincia a diventare serio o quando emerge la loro paura di intimità; Seduttori mascherati, cercano il partner unicamente quando si sentono soli o per ricercare una soddisfazione sessuale. A differenza dei Sabotatori alternano momenti in cui sono disponibili a momenti in cui non lo sono; Dipendenti da romanticismo, sono coinvolti con più partner ed instaurano con loro un legame più o meno forte, anche se le relazioni sono brevi e le mantengono a un livello superficiale.
-
I Narcissistic Love Addicts (NLАs) o Dipendenti Affettivo Narcisista cercano di controllare il partner tramite la seduzione e il dominio, sono assorbiti da loro stessi, sono autoritari e la loro bassa autostima è mascherata dalla grandiosità. Essi piuttosto che apparire agli occhi degli altri ossessionati e dipendenti dal rapporto, preferiscono risultare distaccati e disinteressati. Raramente ci si accorge di averli accanto fino a quando il partner non cerca di lasciarli, infatti, quando sono spaventati ricorrono a qualsiasi mezzo pur di mantenere la relazione, incluse le minacce e la violenza (Ibidem).
-
I RelationshipAddicts (RAs) o Dipendenti dalla Relazione, a differenza degli altri dipendenti affettivi, non sono più innamorati dei loro partner ma non riescono a rinunciare al rapporto di coppia perché la paura del cambiamento e di rimanere soli prevale ed impedisce loro di terminare la relazione (Barbier, 2017).
-
I Codependent Love Addicts (CLA) o Co-dipendenti, non sono uguali ai dipendenti affettivi, infatti il termine co-dipendenza significa letteralmente “condivisione della dipendenza”. La vita dei Co-dipendenti, infatti, è influenzata dalla relazione con un’altra personalità dipendente (alcolismo, gioco d’azzardo, etc.), che provoca in essi forti squilibri tanto quanto la malattia del dipendente stesso (Guerreschi, 2000). Essi mettono in atto comportamenti stereotipati e prevedibili che, portati all’estremo, possono condurre ad un annullamento dell’Io. Inoltre, se il Co-dipendente decide di rompere la relazione con la persona disturbata, andrà quasi sicuramente a ricercare una situazione simile alla precedente (Guerreschi, 2011).
Le categorie sopra presentate non si escludono a vicenda, infatti si può scoprire di soffrire di più di un tipo di dipendenza affettiva. Difatti, molte di queste si sovrappongono e combinano con altri problemi comportamentali (Ibidem).
(continua) …
La comunicazione manipolatoria nella dipendenza affettiva – Rivista Piesse
Il continua finale si riferisce a un secondo link o è finito l’articolo? Grazie
continua in questo link La comunicazione manipolatoria nella dipendenza affettiva – Rivista Piesse