Una testimonianza sullo stalking 6/7/17 : “Troppo bello per essere vero….”
Da mesi sono vittima di uno stalker, un amante respinto con il quale ho avuto una relazione durata poco più di un anno.
All’inizio era tutto “troppo bello per essere vero”, infatti poco dopo ho ricevuto percosse, umiliazioni, violenza psicologica, minacce.
Mi sono rivolta alle istituzioni e ho presentato un esposto nei confronti di questo individuo.
Le persone che mi circondano, familiari e amici, per svariati motivi, non capiscono o non vogliono capire la gravità del problema e tendono o a sminuire o a ribaltare su di me l’intera responsabilità della cosa oppure a non volerne parlare. Mentre il mio stalker, con le sue mille maschere, continua a fare il bello e il cattivo tempo in giro e quando si annoia decide di tornare a perseguitarmi ancora e ancora.
Così come ha perseguitato prima di me altre donne, per sua stessa ammissione. Così come ne perseguiterà di nuove.
È completamente indifferente agli esposti e diffide a suo carico, perché sa che resterà impunito.
È un camaleonte multiforme perverso che addirittura lavora come educatore presso case famiglia o scuole, senza averne i titoli, ma che con le sue abilità teatrali riesce facilmente ad aggirare gli ostacoli, almeno fino a quando non viene scoperto e cambia scuola o comunità. Ogni giorno questa persona ha a che fare con donne o minorenni in difficoltà. Il suo terreno di caccia.

Perché scrivo questo? Innanzitutto per il disgusto verso l’omertà, verso la vigliaccheria di chi si volta dall’altra parte o con leggerezza accusa la vittima di essersela cercata. Non crediate di avere la coscienza pulita. Siete complici.
Quando lasciate sola la vittima nel suo inferno, siete complici. Perché la isolate esattamente come ha fatto lo stalker prima di voi.
Poi scrivo per focalizzare lo scenario in cui ci troviamo, un Paese nel quale quando una vittima si presenta per denunciare, spesso viene sottoposta a ulteriori umiliazioni, giudizi e commenti maliziosi da parte di personale scarsamente formato ad affrontare certi tipi di problematiche.
Un Paese nel quale uno stupro di gruppo viene definito una bambinata da un sindaco, notizia di oggi 5 luglio 2017.
Un Paese nel quale si tende sempre e comunque a fare finta di nulla, a voltarsi dall’altra parte oppure a colpevolizzare la parte più debole. Ma anche un Paese dove l’opinione pubblica di costume è talmente pressante su certi concetti, per esempio quello di donna single = sfigata, che porta tante donne, anche intelligenti e professionalmente affermate, a sopportare in silenzio un partner carnefice pur di non essere single.
Purtroppo nella specie umana sono presenti individui predatori antisociali e penso che certe dinamiche comportamentali, attualmente in Italia vengano ampiamente sottovalutate o ignorate, talvolta anche in malafede.
In tutto questo però c’è una nota positiva, esiste una parte di psicoterapeuti, criminologi, avvocati, formatori che è attenta al problema. Esistono poi, grazie al web, siti e pagine di autoaiuto e divulgazione di queste problematiche, che letteralmemte aprono gli occhi e in molti casi salvano la vita a persone totalmente inconsapevoli dei giochi perversi dei quali si trovano vittime.
Vedere in questi gruppi, giovani di 20 anni che già sono consapevoli di questi meccanismi, fa ben sperare che in futuro sempre più persone imparino come difendersi da questi predatori antisociali, tenuto conto che le generazioni precedenti sono state educate a restare in matrimoni anche ultraventennali con persone disturbate.
Quanto alle istituzioni, penso che finché non punteranno il riflettore più sul carnefice che sulla vittima, dando così un segnale di cambiamento forte, poco si risolverà.
R.D.
Caro avvocato, ho letto questo articolo, ma la mia domanda è se le è mai capitato la situazione inversa in cui una vittima di narcisista viene definita carnefice ingiustamente con minaccia si essere una stalker e con minaccia di brutte parole come mostro , deficiente, demone, e malata di mente dopo aver subito violenza psicologica anche per breve tempo .
Grazie mille
buongiorno, sono laureata in giurisprudenza ma non sono avvocato. Al di là di questo mi capita spesso in sede di consulenza peritale di dover dimostrare che la finta vittima è il vero carnefice. Purtroppo sempre più spesso.
..questa storia mi suona terribilmente “famigliare”…
mi percorrono di nuovo brividi di paura, quella paura così agghiacciante da paralizzare.
Ne sono fuori per metà e mi attende un processo nel quale farà di tutto per FINGERSI una “vittima” che, essendo terribilmente in pensiero per il suo bimbo costretto a vivere con una pazza squilibrata, vorrebbe che nostro figlio – di anni 3- vivesse a casa sua e che io possa vederlo solo alla presenza di assistenti sociali. Ma se c’è una cosa che ho imparato da questo incubo che (e lo dico con un candore che meraviglia me per prima) è la più brutta (ma brutta è un eufemismo)esperienza della mia vita è che l’amore e la verità, forse alla lunga, ma pagano e siccome il coraggio e la grinta sono tornati a me dopo 1 anno e 1/2 lotterò come una tigre. Si può essere buoni d’animo ma stupidi proprio NO!
W LA VITA!
Buon Lavoro dott.ssa e grazie per la dedizione e la cura che mostra sempre.
Rispetto e “sorellanza” per questa donna: “Non sentirti sola. Non lo sei!”