#StorieDiParole per comunicare meglio e difenderci nella quotidianità di Annalisa Belluco
Viviamo nell’era della manipolazione e spesso si incontra molta violenza verbale e può accadere di sentirsi smarriti, disorientati, scarichi e non sapere cosa fare per procedere “dritti” sul proprio percorso. Con il largo utilizzo dei social, non è difficile notare come da tempo si incontrino libri (spesso solo autoprodotti) o blog scritti da persone senza arte né competenza, che veicolano contenuti sull’auto-miglioramento, sulla materia della manipolazione o peggio ancora, che si dichiarano sedicenti guru in materia di salute mentale. Si tratta di insidiose scorciatoie, più che di cammini utili e illuminanti, perché trovare contenuti di questo genere facendo qualche ricerca e trasformarli adattandoli, è la cosa più semplice che si possa fare.

 

In molti di questi testi “faidate”, si trovano parole decontestualizzate e prive di reale fondamento, proprio perché si tratta banalmente di copia-incolla. Chi scrive può raccontarvi una serie di cose e fornirvi soluzioni favolose, citando magari università o specialisti del vattelapesca per darsi un tono. Se queste indicazioni non sono comprovate da testimonianze, documenti e soprattutto da curricula ed esperienze sul campo dimostrabili forniti da chi scrive, valgono zero perché è davvero facile spacciarsi per il (o la) guru di piru piru che sta solo cercando visibilità e magari anche soldi. (Diciamo soprattutto soldi).

Come riconoscere la loro buonafede?

Non restando sulla superficie facendosi abbagliare da paroloni e immagini costruite a regola d’arte e prediligere la strada dell’approfondimento, cercando più informazioni possibili che riguardano questi pseudo esperti, leggendo la loro biografia e verificando che quanto dichiarano corrisponda al vero. Gli elementi principali che mancano in questi soggetti sono la credibilità e l’autorevolezza. E se da un lato potrebbero farvi al massimo perdere del tempo, dall’altro possono raggirarvi per vendervi la formula magica che non cambierà sicuramente la vostra vita, ma forse la loro e vi troverete a dover gestire un problema in più. Siate immuni al grido di certe sirene che vi promettono di cambiare la vostra vita. Siate sempre artefici autentici di questo cambiamento, affidandovi a chi davvero può aiutarvi. E qui prendo a prestito la strofa di una canzone di Patty Pravo: “La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me“.

 

La prima cosa che dovete fare quindi per capire se vi trovate di fronte a un professionista serio e competente o a un abile fuffa-guru è investigare il suo percorso formativo e soprattutto appurare come abbia speso nel tempo quelle competenze e con quali risultati. “Tutto il resto è noia“…ebbene sì, non posso fare a meno di inserire citazioni musicali.

Però, non ho scritto questo post solo per puntare il dito contro certi soggetti, ma poiché amo scrivere e soprattutto “dare valore alle storie autentiche” vorrei consigliarvi una lettura che ho incontrato nel mio percorso personale, comprovata da tutto ciò di cui parlavo poc’anzi.

Parole per difenderci e vivere meglio

Copertina libro "Le parole per difenderci" di Cinzia Mammoliti/Edizioni Sonda
Le parole per difenderci. Vademecum per riconoscere e gestire la comunicazione manipolatoria – Edizioni Sonda (2020) è  un libro, fra i tanti, scritti e pubblicati da  Cinzia Mammoliti, laureata in Giurisprudenza e Psicologia clinica e della riabilitazione.


Pioniera in Italia in materia di manipolazione relazionale
, specializzata in violenza psicologica e domestica, che nella sua ventennale attività di formazione, ricerca e consulenza, ha aiutato, anche attraverso i suoi libri, migliaia di vittime, donne e uomini, a liberarsi da manipolatori e manipolatrici d’ogni genere e in ogni contesto.

Le parole sanno accarezzare ma anche ferire” partiamo da queste prime…parole – appunto – che ci accolgono nelle note di introduzione di questo “vademecum per riconoscere e gestire la comunicazione manipolatoria”. Una lettura molto utile e “illuminante”, consigliatissima specialmente in tempi come questi, in cui siamo tutti soggetti a subirne gli effetti, nella nostra quotidianità, in famiglia, sul lavoro, al telefono e anche attraverso i media, in particolar modo sui social. In questo ambito, in modo particolare, la comunicazione e le parole spesso assumono connotati più marcati e aggressivi, complice lo schermo che nasconde gli emittenti.
(continua)