Omicidio Melania Rea

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OMICIDIO MELANIA REA

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Gli indicatori di menzogna nelle deposizioni di  Parolisi prima dell’arresto
Si sta tanto  parlando, da mesi, dell’omicidio di Melania Rea, la giovane donna di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile scorso e ritrovata morta due giorni dopo. Un ennesimo omicidio efferato,  al momento senza colpevoli, che vede, però, iscritto, nel registro degli indagati, il marito della vittima: Salvatore Parolisi, caporal maggiore dell’esercito che a fine aprile ha rilasciato  un’intervista alle telecamenre della nota trasmissione tv “Chi l’ha visto”.
Capita raramente che mi soffermi davanti alla televisione, di qualunque argomento si tratti, tuttavia, nel caso specifico la mia attenzione venne immediatamente catturata dalle modalità comunicative di Parolisi. Mi occupo da anni di comunicazione menzognera, addestrando le Forze dell’ordine ad individuarne gli indicatori verbali e non verbali, ma nel caso del caporal maggiore indagato rimasi profondamente sorpresa dall’evidente sforzo che gli costava mentire. Perché non avevo alcun dubbio sul fatto che mentisse. La menzogna costituisce il prodotto di una manipolazione attenta e complessa dell’atto comunicativo che richiede il controllo di numerosi fattori  da parte di chi vi fa ricorso. Il linguaggio del corpo é di fondamentale importanza quando si mente e si osserva proprio per comprendere se vi siano incongruenze tra quanto detto e quanto espresso non verbalmente poiché se i contenuti verbali si possono controllare quelli non verbali molto meno essendo fondamentalmente istintivi. Sguardo, mimica facciale, movimenti del corpo, tono, timbro e ritmo della voce nonché pause e silenzi a volte dicono molto di più rispetto alle parole.
Segnali come l’espressione facciale delle emozioni hanno una forte connotazione biologica, innata, e presentano similitudini con i segnali utilizzati dai primati non umani. In genere la nostra attenzione è focalizzata sul contenuto delle conversazioni che intratteniamo con gli altri.
Ma quando c’è contraddizione tra ciò che diciamo con le parole e ciò che comunichiamo con il linguaggio del corpo è proprio quest’ultimo che riesce ad imporsi sulla dimensione linguistica, grazie alla sua maggiore visibilità e alle scarse possibilità di essere dissimulato.
Il modo migliore per dissimulare le forti emozioni é mettersi una maschera , la maschera migliore é un’emozione finta che non solo serve a sviare ma costituisce il miglior camuffamento. Quella indossata da Parolisi, nell’intervista in oggetto, vorrebbe trasmettere  afflizione e preoccupazione ma si rilevano troppe forzature nel controllo della mimica facciale. Il bugiardo, di solito, sorveglia e cerca di controllare le parole e l’espressione del viso sapendo che gli altri concentrano lì la loro attenzione ma  lo sforzo dell’indagato sembra più focalizzato sulla parte bassa del proprio volto, mento e bocca,  che non su quella alta (occhi e fronte).
Osservando il filmato si può infatti notare che gli angoli delle labbra sono rivolti all’ingiù come ordinariamente avviene in situazioni emotive come quelle di tristezza e afflizione ma occhi, sopracciglia e fronte sembrano completamente scollegati sotto il profilo espressivo. Nella mimica della tristezza gli angoli interni delle sopracciglia dovrebbero essere, infatti, sollevati e  ravvicinati e l’angolo interno delle palpebre superiori  sollevato, la fronte, che costituisce la sede principale dei movimenti muscolari più difficili da falsificare, dovrebbe essere corrugata. Lo sguardo di Parolisi sembra invece sereno, a tratti disteso, ogni tanto socchiude le palpebre in maniera palesemente forzata per cercare di dimostrare contrizione ma la dicotomia tra parte alta e bassa del volto è troppo evidente e tale da conferire a tutto il viso un senso di irrealtà e finzione. Il battito troppo frequente, poi, delle ciglia rappresenta un ulteriore indicatore di menzogna. L’aumento della frequenza del battito delle ciglia costituisce spesso una reazione generata dall’inconscio per creare un blocco dall’interno. L’inconscio é consapevole che ciò che esce dalla bocca non corrisponde al vero quindi cerca di bloccarlo chiudendo gli occhi e prendendone, così, anche le distanze.
Numerose inoltre le pause e le esitazioni del caporal maggiore durante l’intervista, ulteriori indizi rivelatori di comunicazione mendace. Una domanda in particolare ha fatto cadere l’indagato in una pausa troppo lunga:  “… in caserma sapevano già che il giorno dopo lei si sarebbe visto con sua moglie e con la bambina sareste andati a fare le visite. Questo é importante come particolare non crede ?” Lunga esitazione, sbattito nervoso di ciglia e relativo tentativo di recupero del momento critico attraverso l’arricchimento  della restante parte della ricostruzione di un’infinità di dettagli superflui che anziché renderlo più credibile, come senz’altro era nelle sue intenzioni, l’hanno fatto svelare ancora di più. Oltre agli indicatori non verbali ve ne sono, infatti, anche di verbali atti a facilitare l’individuazione di una menzogna. Tra questi, ad esempio, i particolari superflui, appunto, e la presenza consistente di informazioni irrilevanti e fuorvianti.
Altro momento critico si verifica quando viene chiesto a Parolisi a che ora fosse stato al supermercato. Tira un lungo sospiro e ricorre a numerose pause ricominciando a parlare ricorrendo a dettagli inutili e poco pertinenti. Delle ricerche hanno, dimostrato che nella situazione a bassa attivazione emotiva (menzogna preparata) vi sia, da parte di chi mente, un maggior ricorso alla strategia della prolissità  ciò dovrebbe comportare da un lato presenza di un maggior numero di parole, di argomenti e di pronomi dall’altro un utilizzo più consistente di variazioni della frase standard con aumento della complessità degli enunciati .
Nella comunicazione menzognera preparata, come a mio parere era questa,  l’ impegno cognitivo richiesto per pianificare e attuare la falsificazione delle proprie credenze si manifesta con la comparsa di un numero rilevante di pause brevi coniugata a enunciati più lunghi prolissi e ridondanti . Qui il menzognero tende a impegnarsi in un discorso che risulti persuasivo e credibile per l interlocutore sforzo che ha visto concentrato Parolisi per tutta la durata dell’intervista.
Nella comunicazione menzognera impreparata, invece, come poteva essere quella in risposta alle domande dell’intervistatore sugli orari, colui che mente, in funzione dell’atteggiamento critico, reale o supposto, dell’interlocutore, tende a manifestare un’incapacità cognitiva momentanea nel gestire la menzogna e nel riprogrammare tempestivamente le proprie mosse tattiche appropriate alle richieste dell’interlocutore, esattamente come ha fatto Parolisi nel filmato che abbiamo osseravto.
Non sappiamo perché l’indagato abbia mentito, se per coprire sé o qualcun altro o per ragioni che non ci é dato sapere. Sta di fatto che conoscere le principali tecniche e strategie di comunicazione sia verbale che non verbale fornisce un grande aiuto nell’individuazione delle informazioni mendaci e manipolate di qualunque ambito operativo si tratti.

Cinzia Mammoliti

Aprile 20th, 2012|

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Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale mi occupo di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza.

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