Mobbing: riconoscerlo per difendersi

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Mobbing: riconoscerlo per difendersi

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Mobbing: riconoscerlo per difendersi 

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La violenza psicologica si trova ovunque. Non solo nelle relazioni amorose, parentali o amicali, ma anche sul lavoro. Tra le mura di aziende, comuni, ospedali, comandi di polizia, laddove l’uomo dovrebbe potersi realizzare professionalmente, umanamente ed economicamente. Ma dove spesso viene umiliato, vessato e annichilito per il puro piacere sadico di un superiore o di un suo pari. Col termine mobbing ci si riferisce ordinariamente ad una forma di violenza psicologica tipica dei posti di lavoro caratterizzata da particolare cruenza e oltremodo lesiva della dignità personale e professionale. Attraverso una serie di comportamenti persecutori quali angherie, vessazioni, umiliazioni, demansionamento ed emarginazione, datori di lavoro, colleghi o entrambi, mirano usualmente a far lasciare il posto di lavoro a una vittima prescelta. Quest’ultima, presa di mira, all’improvviso e immotivatamente, inizialmente non si rende conto di quel che sta accadendo, ma poco alla volta, con l’aumentare nel tempo dell’intensità delle azioni violente  comincia a sviluppare una vera e propria sindrome che può condurre a seria compromissione della salute psico fisica. Ansia, stress, nervosismo, disturbi del sonno e dell’alimentazione, problemi gastrici e circolatori, mal di testa sono soltanto alcuni dei sintomi che segnalano che la salute é  in pericolo e quando ci si accorge spesso è troppo tardi. Nei casi estremi si può arrivare anche a sviluppare un DPS (disturbo post traumatico da stress) o una depressione.

Di mobbing ci si può ammalare gravemente. 

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Ecco perché é importante imparare a riconoscere da subito i primi segnali di un disagio come quello che deriva dal subire violenza sul posto di lavoro. Attraverso l’individuazione delle prime azioni finalizzate a destabilizzarla, la vittima ha modo di contrattaccare e difendersi prevenendo le gravi conseguenze che potrebbero derivarle dal subire. Il tema, di estrema attualità, costituisce, ad oggi, sia in Italia che nel resto d’Europa un fenomeno di portata immensa anche per l’elevata cifra oscura che lo caratterizza. Sono ancora pochi, infatti, i lavoratori che denunciano questa subdola e pericolosissima forma di violenza  anche perchè spesso paralizzati dalla paura di perdere il posto di lavoro.Ma paura e silenzio nei confronti degli abusanti non pagano. Se il principale obiettivo dei mobber é quello di indurre le vittime ad abbandonare gli incarichi da loro ricoperti occorre avere il coraggio di alzare la testa per dare un taglio all’omertà che caratterizza il riprovevole fenomeno troppo spesso coperto e messo a tacere per salvare le apparenze. Un capo che ingiuria e umilia é da denunciare, un collega che fa ostruzionismo è da segnalare, un posto di lavoro che non tutela il lavoratore è da lasciare. La salute è un diritto costituzionalmente garantito e vivere subendo per non perdere uno stipendio é degradante per qualsiasi essere umano. Anche se in Italia non esiste ancora una legge in materia di mobbing, e quindi lo stesso non è configurato come specifico reato a sé stante, le azioni collegate possono però rientrare in altre fattispecie di reato, previste dal codice penale, quali l’ingiuria, la diffamazione, la violenza privata, i maltrattamenti, le lesioni personali gravi o gravissime. La legge italiana disciplina inoltre il risarcimento del danno biologico che può derivare a chi é stato vittima di azioni di mobbing. Strumenti per difendersi dunque ne esistono. Basta conoscerli per poterli utilizzare.

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Settembre 23rd, 2013|

About the Author:

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Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale mi occupo di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza.

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