“L’intervento delle dinamiche di manipolazione mentale e violenza psicologica sul lavoro” espone le modalità attraverso le quali il fenomeno di manipolazione mentale intacca lo scenario organizzativo. L’elaborato è stato redatto da un gruppo di laureandi in Psicologia del lavoro dell’Università Cattolica del sacro Cuore che, collaborando con la Dott.ssa Mammoliti, ha svolto con lei una serie di interviste per approfondire la tematica ed analizzarne le conseguenze. A partire dalla presentazione del contesto lavorativo ideale è stato poi evidenziato il punto di rottura e cambiamento che si verifica quando dinamiche di tipo manipolatorio entrano a far parte del mondo del lavoro. Sono stati sviscerati i temi della comunicazione manipolatoria e delle tecniche specifiche attuate dai manipolatori organizzativi, per poi giungere alla descrizione di un caso concreto di manipolazione lavorativa. Inoltre, vengono esplicitate le possibili conseguenze che la manipolazione mentale sul luogo di lavoro può arrecare sia alla vittima sia all’organizzazione. Infine, la Dott.ssa Mammoliti ha fornito un contributo sostanzioso per quanto riguarda la stesura di una serie di comportamenti e suggerimenti volti alla contro manipolazione. Martina Pozzetti

Capitolo 1: L’intervento delle dinamiche di manipolazione
mentale e violenza psicologica nel contesto lavorativo
1.1 Manipolazione mentale e violenza psicologica nei contesti
lavorativi
Nella parte introduttiva sono state presentate le dinamiche che definiscono un contesto
lavorativo ottimale, caratterizzato dal benessere dei singoli individui e delle loro
relazioni. Non sempre, tuttavia, è possibile confrontarsi con un ambiente lavorativo di
questo tipo ma, al contrario, sono sempre di più le situazioni di disagio e di violenza
che si vengono a creare all’interno di questi contesti. Secondo alcuni dati europei, nel
mondo del lavoro, la violenza e le molestie da parte di terzi riguardano dal 5% al 20%
dei lavoratori e se il 40% dei dirigenti europei è preoccupato per la violenza e le
molestie sul luogo di lavoro, solo circa il 25% (e non più del 10% in molti paesi
dell’UE) ha attuato procedure per affrontare questo fenomeno. Ciò denota la scarsa
sensibilità che le persone hanno nei confronti di un tema così delicato. Tale questione
diventa ancora più delicata se si pensa che accanto ad una tipologia di violenza
prettamente fisica, ne emerge un’altra forma, esprimibile tramite parole, offese, ricatti
ed ingiurie, che spesso può risultare molto più nociva e dolorosa: la violenza
psicologica.
La violenza psicologica può essere definita come un insieme di atti, parole o sevizie
morali, minacce e intimidazioni utilizzate come strumento di costrizione e di
oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà. È intimamente
connessa con la nozione di manipolazione mentale la quale si verifica ogni volta in cui
un individuo, indistintamente uomo o donna, il manipolatore, attua un
condizionamento continuo, un controllo ossessivo con il solo ed unico scopo di imporre
schiavitù psichica su un altro individuo, la vittima, portandola a fare e pensare cose che
senza l’azione manipolatoria non farebbe e non penserebbe.
La manipolazione mentale nei contesti lavorativi presenta più o meno caratteristiche
analoghe a quelle appena citate per la manipolazione mentale extra-lavorativa.
Naturalmente il livello di gravità, soprattutto sotto il profilo delle conseguenze che
determina la manipolazione, varia a seconda dell’intensità del rapporto che lega il
manipolato al manipolatore. Certamente il mondo del lavoro è un mondo che si presta
particolarmente alle dinamiche manipolatorie considerando che si basa su uno dei
bisogni fondamentali dello scenario odierno: il bisogno di lavoro.
_________________________________________________________
1.2 Caratteristiche della relazione manipolatoria con focus sulla
comunicazione destabilizzante del manipolatore
Ogni relazione manipolatoria, al di là che si tratti una manipolazione affettiva (tra
partner) o di manipolazione di tipo lavorativo, è caratterizzata da un’interazione che
prevede necessariamente almeno due partecipanti: un manipolatore ed una vittima.
Acquista quindi rilievo l’esigenza di delineare il profilo tipico di entrambi così da poter
comprendere a pieno la manipolazione mentale e le sue possibili conseguenze.
1.2.1 Identikit della vittima
Una prima essenziale distinzione quando si descrive la personalità di una vittima di
manipolazione mentale è quella tra vittima debole e vittima forte. Nel primo caso, si
tratta generalmente di una persona buona, ingenua, spontanea, caratterizzata da una
forte empatia, spiccata sensibilità dinanzi ai bisogni altrui e preponderante insicurezza
e fragilità di fronte ai problemi. Queste vittime convivono con un forte e continuo senso
di solitudine che le porta a subire situazioni manipolatorie, accettando relazioni
tossiche pur di colmare il senso di isolamento e la paura di essere abbandonate che
provano. Questi aspetti caratteriali sono spesso intrinsechi di individui che nutrono una
probabile predisposizione alla dipendenza affettiva. Qualora si prenda in
considerazione una vittima forte, invece, la situazione è diametralmente opposta poiché
ad essere manipolate sono persone assolutamente ben volute e accettate dal mondo
sociale, con grande vitalità e voglia di fare, spesso con un’ottima posizione lavorativa
ed elevate possibilità di carriera, con una buona reputazione ed una discreta autostima.
È possibile altresì identificare alcuni tratti tipici che, se presenti in un individuo,
possono avvicinare lo stesso a soggetti manipolatori e a divenire quindi vittima di
manipolazione mentale:
– Empatia eccessiva
– Necessità di essere continuamente approvati
– Desiderio di relazioni simbiotiche e/o ossessive
– Paura dell’abbandono
– Timore del giudizio altrui
– Bassa autostima
– Bisogno di rassicurazioni

(continua ….. Elaborato_MANIPOLAZIONE)