La manipolazione relazionale alla base della violenza psicologica

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La manipolazione relazionale alla base della violenza psicologica

Roma mio discorso presso il Ministero dello Sviluppo Economico marzo 2013

Io parlerò di omicidi non fisici ma dell’anima.

Nel mio saggio “I serial killer dell’anima” ho cercato di tracciare un identikit di quello che è l’abusante che noi ci troviamo quotidianamente nelle case e che non presenta delle caratteristiche peculiari, non ha dei tratti “folli”, nemmeno diagnosi psichiatriche dietro, ma è una persona normalissima che sta con noi, che ci vive accanto, che ci dorme vicino ed è importante identificarlo perché quando noi parliamo di violenza psicologica stiamo parlando di un fenomeno che è ancora più diffuso di quella fisica.

Non tutti gli abusi psicologici degenerano in violenza fisica ma sicuramente laddove c’è violenza fisica a monte c’è stata quella psicologica.

Vediamo in cosa consiste. images (1)

Noi parliamo di violenza psicologica quando viene, per quanto riguarda la donna, fondamentalmente attaccato il sistema identitario, quindi: abusi, ingiurie, menzogne, svilimenti, umiliazioni, sono tutti atti silenti, poco concreti, che non lasciano un segno materiale ma sicuramente ne lasciano uno molto profondo sotto il profilo psicologico e sono segni spesso con delle conseguenze irreversibili: danni alla psiche, esaurimenti nervosi, depressioni. Tutto frutto di un qualcosa che viene estrinsecato nel tempo, nell’arco di relazioni lunghe, lunghissime anche di decenni e che però spesso purtroppo non vengono riconosciute perché diventa difficilissimo per la donna capire e accettare il concetto di essere massacrata psicologicamente dalla persona che ama, è un concetto che non riesce ad accettare.

Il mio libro vorrebbe dare una risposta a tutte quelle donne che si ritengono delle cretine a rimanere in quel contesto violento, ad essere delle vittime. Attenzione, quando parlo di vittima non mi riferisco ad uno stereotipo: donna fragile, debole, senza strumenti, povera (ci sono anche quelle ovviamente); la vittima è la donna normale, come l’abusante é l’uomo normale e sempre più spesso anche lei occupa posizioni elevate avendo raggiunto traguardi che fino a pochi anni fa sembravano irraggiungibili.

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Forse questo bisogno di violenza deriva dal fatto di sentirsi inadeguati: violenza e debolezza. La debolezza psicologica dell’uomo porta al desiderio di controllo e annientamento. Ma come si realizza un annientamento di questo tipo? Non c’è donna al mondo; tranne casi di grande masochismo quindi casi patologici, che si diverta a stare lì a prenderle né fisicamente né psicologicamente. All’interno della relazione il più delle volte avviene quella che si chiama ‘manipolazione relazionale’ cioè una sorta di lavaggio del cervello che determina l’acquiescenza della vittima. La donna resta lì a “prenderle” e non si ribella perché la violenza è caratterizzata da un ciclo tipico che è quello del momento aggressivo, seguito poi dalla pace, seguito poi dalla riappacificazione tecnicamente nota come luna di miele (ed è quello il momento più pericoloso) in cui l’uomo promette di cambiare, di non reiterare più quello che ha fatto. Sono i momenti in cui lui manifesta anche una volontà di cambiamento che spesso dura il tempo che dura per poi ritornare alla violenza.

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Ci sono film come “A letto col nemico” o “Gaslight”, un film degli anni ’40, che descrivono molto bene il lavaggio del cervello fatto sulla donna. Dal film “Gaslight” è stato tratto il termine gaslighting per indicare il fenomeno attraverso il quale una persona tenta di fare impazzire l’altra (nel film il marito accendeva e spegneva le luci di una camera cercando di giocare sul sistema percettivo della vittima portandola a dubitare che le luci potessero essersi accese da sole) ed è questa la manipolazione relazionale, quel fenomeno che poco alla volta conduce la donna se non proprio alla follia a gravi compromissione del sistema cognitivo, intellettivo ed emozionale con gravissimi danni alla sfera emotiva e a tutto quello che la concerne.

Non parliamo poi delle conseguenze derivanti dalla violenza assistita, quella a cui assistono i figli nel momento in cui la madre viene abusata. Il bambino assiste oltre che alla violenza fisica soprattutto a queste dinamiche relazionali perverse.

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Queste dinamiche relazionali sono perverse perché vogliono e richiedono una dipendenza della vittima dal carnefice. Questi uomini creano dipendenza e le vittime fanno molta fatica a venirne via, non riconoscono il fenomeno, non riconoscono addirittura che è un abuso.

Prima parlavamo di cifre oscure. La cifra oscura in criminologia è quella cifra che non è pervenuta in quanto il reato non è stato denunciato, ma nel nostro caso il reato addirittura non viene identificato perché la vittima non lo riconosce come tale.

Durante un mio seminario una signora di circa 70 anni ha osservato che stavo descrivendo un fenomeno che tutte le donne quotidianamente vivono. Quindi per questa signora era la norma. In molte culture compresa la nostra, quella più meridionale, il padre padrone non è altro che il soggetto che sto descrivendo (che però ho cercato di stigmatizzare un po’, giusto per renderlo più riconoscibile). Il padre padrone, in un nuovo modello e in una nuova forma, è il libero professionista, è il politico, è il primario, è il medico, è l’avvocato, è il comandante di polizia; tutti soggetti di difficile riconoscimento e individuazione in quanto si caratterizzano per il mascheramento che attuano per catturare una preda. Essi non fanno subito vedere la loro faccia, il loro aspetto, bensì indossano delle maschere (io parlo di “camaleontismo del manipolatore”). Sono di difficile individuazione perché nel momento in cui si avvicinano usano dei sistemi e degli strumenti finalizzai esclusivamente ad accalappiare chi c’è dall’altra parte. Si presentano come principi azzurri per poi rivelarsi dei rospi con un processo contrario rispetto a quello delle fiabe. E la vittima cade inesorabilmente nella trappola dell’inganno.

La menzogna e l’omissione sono gli strumenti principali che utilizzano per accalappiare la vittima. Inoltre questi soggetti sono fedigrafi per antonomasia. Si attaccano a più persone per coltivare prede diverse con sempre una, quella privilegiata, in prima linea e attingono alle loro energie, come dei vampiri.

Parlo di “vampirismo energetico” (riferendomi esplicitamente al bellissimo libro “Vampiri energetici” di Mario Corte) perché sono persone che attingono, vanno a prendere le energie. E questa forma di sottrazione energetica è la prima forma di violenza psicologica perché sono uomini che assorbono, stancano, sfiniscono, sono spesso dipendenti, emotivamente immaturi. Vanno a giocare su leve emozionali molto presenti in tutti noi, ma nella donna in particolare, quali il senso di colpa e la paura e giocano puntando su questi due elementi. Attraverso le leve emozionali del senso di colpa e della paura determinano l’acquiescenza e la sottomissione.

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Il fenomeno interessante è riescono a fare sentire sempre inadeguata la vittima che non si chiede che cosa sta succedendo ma si mette sempre dalla parte della colpevole.

Come le vittime di stupro devono fare una elaborazione lunghissima sul senso di colpa che accompagna il delitto di stupro, così le vittime di violenza domestica devono fare i conti con questo senso di colpa che le porta a rimanere intrappolate in quella situazione.

Il non venir via è dovuto al fatto che la donna pensa che in qualche modo avrebbe dovuto fare meglio, che avrebbe potuto cambiare la situazione e determinare altre conseguenze. E così si fa fregare restando a volte anche tutta la vita accanto a queste persone che non fanno altro che sottrarre energie, causare dolore e disagi.

Probabilmente questi dati ci sono sempre stati. Adesso se ne parla di più, si dà più rilevo ma si continua a tacere.

Si fa molta fatica a tirare fuori il problema della violenza domestica intesa anche come micro abusi, micro ferite quotidiane. Tutto quello che è mancanza di rispetto è da considerarsi violenza quindi iniziamo ad entrare in un’accezione del termine molto più vasta di quello che si fa normalmente.

Siccome siamo nella cultura del non rispetto (i media insegnano) in cui tutto è basato sulla aggressività allora l’operazione delicata da fare, legata anche al concetto di violenza assistita, è sicuramente quella della prevenzione sui figli. Prima dicevo che la violenza assistita è da considerarsi pericolosa anche se si tratta di violenza “solo” psicologica che non lascia segni visibili perché il bambino impara quegli schemi comportamentali. E quelle modalità relazionali pseudo affettive disturbate e perverse sono poi interiorizzate dal bambino che guarda caso l’andrà a replicare: quasi tutti i manipolatori relazionali sono stati a loro volta vittime di violenza.

Se è difficile avere dati sui reati di violenza è ancora più difficile averli sui casi di manipolazione che sono molti più di quanto si possa pensare

I “vampiri energetici” oggi sono miliardi e sono aumentati perché si sentono più deboli.

Siamo diventate troppo sicure di noi, troppo aggressive, troppo tutto, e forse lo abbiamo fatto anche un po’ troppo in fretta e non è stato minimamente metabolizzato. Quindi io credo che buona parte della violenza oggi si deve proprio al fatto che abbiamo uomini non spaventati bensì terrorizzati. Quindi una delle prime operazioni da fare per lavorare bene sotto il profilo preventivo oltre quella di fare “rete” tra noi, aiutare le vittime ognuno con la propria professione, ecc. è sicuramente quella di cercare di strutturare un sistema per fornire un aiuto anche agli abusanti.

Grazie.

Novembre 9th, 2013|

About the Author:

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Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale mi occupo di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza.

14 Comments

  1. Guglielmo 21 Febbraio 2017 al 08:52 - Rispondi

    Si parla sempre di abusi subiti da donne. Ne esistono molte, credo, che sono esse stesse abusanti. Sono appena uscito da una lunghissima relazione con una di loro, o almeno questo è quello che mi sembra di scoprire adesso, travolto e sconvolto come sono. Mi tornano in mente infiniti episodi degli ultimi anni in cui, sempre meno velatamente, ha attentato alla mia autostima. Frasi, sguardi, gesti che non riuscivo a spiegarmi e che trovano finalmente risposta: ero attaccato a lei in modo dipendente e ne approfittava, manipolando me, i nostri figli, la mia vita. Una controprova è il mio malessere persistente, ancora presente, che ora mi porta in terapia (singola e di gruppo) e il fatto che nessuno mi creda, tutte le persone che ci conoscono continuano a frequentare lei ed evitano me, sono gentili con lei e distanti con me. Il manipolatore trama, non fa altro che tramare. Quando ce ne accorgiamo è tardi, siamo anni luce in ritardo e credo sia impossibile recuperare il gap. Nel mio caso, io mi rendevo conto che qualcosa non andava ed ho cercato di difendermi. In parte ha funzionato, tanto che le mie pressioni hanno portato alla separazione da questa persona tossica. I figli in comune (la gioia più grande della mia vita) ci terranno comunque legati: la mia presa di coscienza, a lei ormai evidente, fa si che il gioco sia ora ancora più subdolo, maniacale, allargato a persone che possono influire sulla nostra vita dall’esterno. Tenterò di arginare questa follia, sto compiendo i passi necessari a ritrovare me stesso, in primis, e riesco ad accudire i figli pur fra mille difficoltà. Le prime mosse che mi sento di suggerire a chi si rende conto di essere in questa melma sono la fuga, la distanza, l’imdifferenza. Poi viene lentamente la consapevolezza. Se ne può uscire, vero?

  2. Claudia 11 Marzo 2017 al 14:24 - Rispondi

    Ciao a tutti,
    senza dubbio l’abusante agisce creando un sistema prima di dipendenza e manipolazione in cui sa perfettamente che la vittima accetterà il fatto che qualsiasi azione dovrà rimanere segreta, facendo credere che il loro rapporto sia unico al mondo ma che altri non potrebbero capire, questo solo per manipolare la mente della vittima e convincerla che ciò che è accaduto o che sta per accadere è “cosa buona e giusta” ma riservata!.
    Purtroppo è difficile a distanza di anni, quando finalmente l’abusato prende consapevolezza di tutto, che si possa intervenire legalmente, ma le famiglie iniziano a dubitare sulla figura dichiarata colpevole dall’abusato. Così l’abusato, soprattutto nel meridione, che non comprende la gravità delle sue azioni ed è molto legato al senso della famiglia unita, si preoccupa solo della reputazione e delle relazioni familiari; a distanza di anni potranno farsi vivi, senza ammettere le colpe ma cercando ancora un modo di manipolare l’abusato oramai adulto e fare i propri interessi. Penso che l’abusante sia una persona psicologicamente problematica ed egoista. Non riesce ad avere la visione lucida dei fatti. Sono pericolose per l’animo. Il mio consiglio è di tenerle assolutamente alla larga dalle nostre vite, l’aiuto possono trovarlo in uno specialista, sempre se ne sentiranno l’esigenza.

    • LIDIA 21 Settembre 2017 al 02:20 - Rispondi

      VIVO DA 4 ANNI CON IL MIO ATTUALE MARITO MI HA PORTATO IN AMERICA PERCHE IL SUO LAVORO E QUI ABBIAMO AVUTO UN FIGLIO CHE OGGI HA 3 ANNI E 8 MESI, UN BAMBINO STUPENDO SOLARE SENSIBILE. ALLA SUA NASCITA HA INIZIATO A MOLESTARMI DICENDOMI CHE DOVEVO LAVORARE CHE NON FACEVO NULLA E CHE ERO UNA FALLITA MA AVEVO UN BAMBINO NEONATO. MI ACCUSAVA DI ESSERE UNA MANTENUTA UNA SANGUISUGA ERA SPILORCIO E LUI UN VIZIATO… MI DICEVA CRETINA STUPIDA ECCETERA SOLO BRAVO A SVILIRMI .. OGNI VOLTA MI MINACCIAVA DI DIVORZIO DICENDOMI CHE ERO UNA PERSONA CHE FACEVO SCHIFO CHE NON ERO ALLA SUA ALTEZZA E MINACCIAVA CON IL DENARO DI DARMI UN CALCIO SE NON FACEVO COME DICEVA LUI ..DI CAMBIARE DI DIVENTARE DONNA MIGLIORE DI CRESCERE E IMPARARE A CAMPARE DA SOLA .. CHE ERO UNA MANTENUTA E IN ITALIA LE DONNE LAVORANO … SEMORE CON BAMBINO PICCOLO E SENZA PERMESSO DI LAVORO NEGLI Stati Uniti, LUI INTANTO VIAGGIAVA PER I CARAIBI PER LAVORO E QUANDO TORNAVA A CASA MI GETTAVA TUTTE LE SUE FRUSTRAZIONI ADDOSSO. OGGI DOPO 4 ANNI DI MATRIMONIO LE COSE SONO PEGGIORATE DICE DI NON AMARMI PIU CHE FACCIO SCHIFO E QUANDO CHIEDO MOTIVO NON SA DARMELO ,MIO FIGLIO NON NE PUO PIU DI QUESTO CLIMA… E IO NEMMENO OGGI MI HA DETTO O STAI ZITTA MUTA LAVI STIRI E NON MI SCOCCI E TI OCCUPI DEL FIGLIO PERCHE QUI PAGO IO … STO FACENDO DI TUTTO PER AVERE LA MIA INDIPENDENZA E COSTRUIRE UN FUTURO … STO CREANDO UN MIO BUSINESS MA A LUI SEMBRA NON INTERESSARE QUASI COME SE FOSSE GELOSO CHE HO UN CERVELLO PER RAGIONARE .. SPERO DI LIBERARMENE PRESTO PER IN OSPEDALE PER LUI NON VOGLIO FINIRE … E MIO FIGLIO HA BISOGNO DEL MEGLIO PER I SUOI SOGNI .. DATO CHE UN PADRE NON C E L HA E NON INTERESSA OCCUPARSENE

  3. mammastanca 6 Maggio 2017 al 14:50 - Rispondi

    articolo ben scritto, chiaro e semplice da capire, purtroppo come ne ho letti altri 6/7 almeno. sono tutti buoni articoli ma per me che mi confronto con questa realtà non servono a nulla. vado da una psicoterapeuta per colpa del mio ex marito, e tra i medici legali che ci hanno valutato la risposta è stata unanime: sono io che mi dissocio dai suoi racconti. Sì racconti, perchè altro non sono, alterazioni della realtà, bugie falsità anche davanti alla realtà più evidente. Ho speso cifre folli per dimostrare che so quello che dico. Lui con un ora di colloquio ha smontato tutto e io devo farmi seguire perchè ansiosa e infantile. Ho perso la bussola e difficilmente la ritroverò, nessuno mi ascolta e sopratutto nessuno mi crede, sta facendo gli stessi giochi con nostra figlia di 11anni, sono disperata.

    • mammastanca 10 Maggio 2017 al 10:06 - Rispondi

      oltretutto mi sono dimenticata di sottolineare come io sia passata per quella aggressiva e vendicativa e lui debole, una cosa veramente pazzesca, in sostanza quando lui perdeva le staffe era solo in risposta al mio comportamento. Il fatto che mi abbia preso per il collo non è stato calcolato, se io non gli avessi chiesto dov’erano i nostri soldi, perchè mi tradiva in continuazione, perchè mi maltrattava da sempre lui non avrebbe reagito così. Io non ho più parole, le ho finite tutte

    • libertà 24 Giugno 2017 al 21:09 - Rispondi

      Anche io e mia figlia viviamo la stessa cosa , però adesso sto aspetando la separazione spero che arivi presto

  4. Giorgio 7 Agosto 2017 al 17:07 - Rispondi

    Frequento da circa un anno una donna di 15 anni piu’ giovane di me.
    Prima si e’ presentata come amica, venendo con sua madre a trovarmi dove sono solito trascorrere le ferie con la famiglia.
    In quell’occasione aveva conosciuto mia moglie e mia figlia.
    Poi abbiamo deciso di vederci di tanto in tanto, vivendo in citta’ diverse.
    Non essendomi mai separato da mia moglie – ne’ lei chiedendomelo espressamente – dopo un po’ ha preso a dirmi che in effetti non eravamo “insieme”: di piu’ non eravamo nulla.
    E anche l’iniziale condivisione di un mondo fantastico e in qualche modo idealizzato era solo un mio capriccio di evasione dalla realta’ oppressiva di una quotidianita’ non piu’ appagante.
    E’ quindi proseguiva – totalmente incurante della mia sensibilita’ e sofferenza – a raccontare i dettagli piu’ intimi delle sue storie sentimentali precedenti.
    E da perfetta narcisista si vantava di avere altre opportunita’…procurando cosi’ litigi ed estenuanti discussioni, che invariabilmente si concludevano con riappacificazioni, non senza avermi prima colpevolizzato circa il mio insopportabile carattere che le impediva a suo dire ogni contatto con amici e parenti sui social (…era praticamente sempre li’ sopra!!).
    Neppure le oggettive difficolta’ cui progressivamente andavo incontro nel rapporto con mia figlia sedicenne sembravano indurla ad atteggiamenti di empatia nei miei confronti.
    Facendo leva probabilmente su problematiche mai risolte nei rapporti con mia madre amava ricordarmi atteggiamenti e situazioni infantili, con scambio di foto e diminutivi/vezzeggiativi.
    Passava ogni giorno e piu’ volte nello stesso giorno dallo scrivermi parole d’amore eterno a minacce di abbandono e di rifiuto. Il tutto in una incessante altalena di sentimenti!
    Dolcissima, affettuosissima e pronta a mille premure quando ci si incontrava, diventava scontrosa e sostanzialmente assente/silente invece quando questo non era possibile.
    Mi sono sempre chiesto e me lo chiedo tuttora che tipo di personalita’ avesse…E se ci fossero i segnali di una patologia in questo ns tormentato rapporto.

    Un cinquantacinquenne uscito (forse) di senno. Per amore ?

  5. eia! 12 Settembre 2017 al 07:10 - Rispondi

    Buongiorno dott.ssa Mammoliti, e buongiorno a tutte le donne che come me, hanno dovuto crescere da sole, in fretta e senza l aiuto di nessuno! Correndo, inciampando, e senza avere neanche il tempo di curare le proprie ferite!
    Avevo 17 anni quando mia mamma è stata ricoverata per la prima volta in psichiatria e mio fratello l anno dopo. . Mentre mio ” padre ” occupato e preoccupato a bere, farsi i fattacci suoi, e lavorare per pagarsi gli sbagli di una vita! . . Che, fino a quando è stata bene, mia madre ha cercato di sistemare! io 3 volte dallo psicologo per più anni, e gocce per dormire. Oggi ho 43 anni sposata da 6 e senza figli volutamente con l amore e la comprensione di mio marito! Mio fratello in cura psichiatrica sposato con un figlio di 11 anni con un tumore osseo.
    Oggi le cose sono le seguenti: ospedali! Assistenti sociali e psichiatri. . Tutti fino ad oggi inutili! Mia mamma con dei punti in testa per una caduta. . Non è più autosufficiente in tutto, e ” lui ” fino a qualche mese fa abusava ancora di lei! Dicendole tu mi hai sposato e devi farlo! Lui da poco più di 6 anni in pensione, a casa con lei. .
    Io vorrei tanto portare mia mamma lontano da lui! Per farle “vivere” gli ultimi anni dignitosamente. . Per quanto possibile. .
    Ma non c’è un posto dove l accettano se non a pagamento!
    E io non posso permettermi questo!
    Le parole dell assistente sociale sono state: le strutture sono a carico vostro. Come se di carichi in questi anni non ne abbiamo avuti abbastanza e senza il loro aiuto!
    Adesso sto cercando una soluzione che non riesco a trovare. . E l azienda per la quale lavoro e che ringrazio, mi ha concesso del tempo per risolvere le mie questioni. . Anche perché la mia testa non era al lavoro. .
    La mia paura più Grande? Arrivare al punto di mia mamma. . Questo è quello che mi spaventa. .perché? Perché l unico che non è mai andato da psichiatra! Psicologo e non ha mai preso nessun farmaco è stato lui. . Ma nessun medico di qualsiasi specializzazione ed assistere sociale o psicologo hanno mai considerato!
    Questo è quello che senti sempre dire! Non bisogna vergognarsi nel chiedere aiuto e dire le cose cercate aiuto!
    Io non ho vergogna in questo! L ho fatto e lo sto facendo. . Sperando di trovare prima o poi qualcuno che ascolti il mio grido!
    La mia vergogna è, quando ti rendi conto, che hai cercato aiuto tirando fuori tutto, anche quello che più ti ha fatto e ti fa male. . Che le figure mediche ed assistenziali. .Ti dicano ancora una volta. . Noi non possiamo fare niente. .
    Questa tra tutte le cose vissute è quella peggiore!

    • mm
      Cinzia Mammoliti 12 Settembre 2017 al 11:37 - Rispondi

      si tratta di vittimizzazione secondaria ed è un fenomeno tristemente sempre più diffuso in un Paese di ignoranti come il nostro

  6. eia! 12 Settembre 2017 al 15:10 - Rispondi

    Scusi, ma non ho capito la sua affermazione

  7. mm
    Cinzia Mammoliti 12 Settembre 2017 al 15:14 - Rispondi

    c è poco personale preparato e le vittime diventano vittime due volte: dei propri carnefici e delle strutture che nicchiano le riporto mio post di oggi su facebook per farle comprendere meglio:
    La struttura sanitaria che non riconosce la violenza psicologica, i servizi sociali che si fanno abbindolare da chi sembra adorabile ed è un mostro in casa, gli psicologi e psicoterapeuti che non riconoscono le sindromi da abuso e le trattano per altro, gli avvocati che storcono il naso davanti a racconti in cui sembra loro che non vi sia nulla di grave FANNO PIU’DANNO DEGLI STESSI CARNEFICI. Le vittime si aspettano tutela da chi dovrebbe appunto tutelarle ma in Italia ci si trova sempre più spesso a cadere dalla padella alla brace. Ora capisco perché è sempre più faticoso avviare corsi di formazione. La maggior parte dei sedicenti professionisti si reputa “imparata”, sanno tutto loro, non si evolvono, pensano che gli studi fatti 80 anni prima bastino.
    SVEEEEEEGLIAAAAAAAAAA! Quando si lavora per gli altri bisogna aggiornarsi, studiare, prepararsi, analizzare . La violenza, come ogni cosa, è in costante evoluzione e le dinamiche perverse e manipolatorie in Italia saremo in 30 a conoscerle . E’ scandaloso! E io sono stanca di ricevere testimonianze da brivido sull’argomento. Sbattetevi, studiate, aggiornatevi, andate a digitare su Google col ditino “manipolazione relazionale”, “violenza psicologica”, “psicopatia”, “narcisismo perverso”, ecc. ecc. ecc. Non si può decidere della vita delle persone senza avere un’IPER cultura in materia e cascare come polli e galline davanti al primo psicopatico che si vende per quello che non è. Studiate, formatevi. Di imparare non si finisce mai. Chi si ferma è perduto, ma soprattutto, in certe professioni, fa perdere gli altri

  8. eia! 12 Settembre 2017 al 15:57 - Rispondi

    Leggendo quanto ha scritto! Mi ha fatto venire la pelle d oca! La ringrazio per questo!

  9. Luisa 18 Settembre 2017 al 16:21 - Rispondi

    Vivo da tanti anni con un uomo che mi costingeva a camminare a occhi bassi non potendo neanche affacciarmi al balcone lui la notte a ubriacarsi con gli amici o al tavolo da gioco io a casa con i figli aspettando che tornasse cosi e stata la mia gioventu perdevo giorno x giorno autostima di me ora siamo non dicoo propio anxiani ma grandi ma anche se sono riuscita un po a ribbellarmi ancora se non faccio quello che vuole mi ricatta prendendosi le chiavi dell.auto non volenfo dare i soldi x mangiare e offendendomi dicendomi parolacce e cio mi fa star male andando in depressione e molte volte desiderare di morire ma posso x non essere ricattata fare vose che non voglio fare

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