Ogni azione che mira a “controllare” la mente di un’altra persona per indurla a un determinato comportamento è manipolazione. Può essere a fin di bene, come quella messa in atto da insegnanti, genitori o psicologi per ottenere un risultato, oppure nociva, quando
è finalizzata a ottenere un vantaggio a scapito dell’altro.
Cinzia Mammoliti, consulente, docente e ricercatrice in ambito criminologico e giuridico, ha portato per la prima volta in Italia nel 2009 il concetto di “manipolazione relazionale” correlata alla violenza psicologica, dopo aver studiato gli scritti della terapeuta francese Isabelle Nazare Aga e di altre sue colleghe.
Quale è la differenza fra un manipolatore, un narcisista e uno psicopatico?
La manipolazione relazionale mira al controllo dell’altro, portandolo a fare qualcosa contro la sua volontà usando leve emozionali come il senso di colpa e la paura. Il manipolatore si può trovare in ufficio, a casa, a scuola o in altri contesti sociali e usa il ricatto emotivo come arma principale per avere un controllo monopolistico sulla relazione. Non sempre è affetto da una patologia, esistono disturbi di
personalità (come quelli del cluster B del Dsm-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) che presentano caratteristiche manipolatorie. Al contrario, uno psicopatico è sempre un manipolatore. La psicopatia è la deriva del narcisismo, si verifica in presenza di
crudeltà mentale e sadismo. Narcisismo patologico e psicopatia si caratterizzano per senso grandioso del sé, percezione che tutto sia dovuto, menzogna, anaffettività, mancanza di empatia.
Che cos’è la violenza psicologica?
La violenza psicologica è un attentato al sistema identitario e all’integrità dell’individuo e consiste in violenza verbale, umiliazione, denigrazione, svilimento. È meno trattata di quella fisica, ma è altrettanto grave. Dietro un abuso psicologico c’è sempre una manipolazione.
….. (continua)
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