Il giornale della Uilcom : un estratto del mio discorso alla conferenza a Roma

 

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La manipolazione relazionale
alla base della violenza psicologica
Io parlerò di omicidi non fisici ma dell’anima.
Nel mio saggio “Il serial killer dell’anima” ho cercato di tracciare
un identikit di quello che è l’abusante che noi ci troviamo quotidianamente
nelle case e che non presenta delle caratteristiche
peculiari, non ha dei tratti “folli”, nemmeno diagnosi psichiatriche
dietro, ma è una persona normalissima che sta con noi, che ci vive
accanto, che ci dorme vicino ed è importante identificarlo perché
quando noi parliamo di violenza psicologica stiamo parlando di un
fenomeno che è ancora più diffuso di quella fisica.
Non tutti gli abusi psicologici
degenerano in violenza fisica
ma sicuramente
laddove c’è violenza fisica a monte
c’è stata quella psicologica.
Vediamo in cosa consiste.
Noi parliamo di violenza psicologica quando viene, per quanto
riguarda la donna, fondamentalmente attaccato il sistema
identitario, quindi: abusi, ingiurie, menzogne, svilimenti, umiliazioni,
sono tutti atti silenti, poco concreti, che non lasciano
un segno materiale ma sicuramente ne lasciano uno molto profondo
sotto il profilo psicologico e sono segni spesso con delle
conseguenze irreversibili: danni alla psiche, esaurimenti nervosi,
depressioni.
Tutto frutto di un qualcosa che viene estrinsecato nel tempo,
nell’arco di relazioni lunghe, lunghissime anche di decenni e che
però spesso purtroppo non vengono riconosciute perché diventa
difficilissimo per la donna capire e accettare il concetto di essere
massacrata psicologicamente dalla persona che ama, è un concetto
che non riesce ad accettare.
Il mio libro vorrebbe dare una risposta a tutte quelle donne che si
ritengono delle cretine a rimanere in quel contesto violento, ad
essere delle vittime.
Le vittime di violenza domestica
devono purtroppo fare i conti
con un senso di colpa che le porta
a rimanere intrappolate
in quella situazione.

Attenzione, quando parlo di vittima non mi riferisco ad uno stereotipo:
donna fragile, debole, senza strumenti, povera (ci sono
anche quelle ovviamente); la vittima è la donna normale, come
l’abusante é l’uomo normale e sempre più spesso anche lei occupa
posizioni elevate avendo raggiunto traguardi che fino a pochi
anni fa sembravano irraggiungibili.
Forse questo bisogno di violenza deriva dal fatto di sentirsi inadeguati:
violenza e debolezza.
La debolezza psicologica dell’uomo
porta al desiderio di controllo
e annientamento.
Ma come si realizza un annientamento di questo tipo? Non c’è
donna al mondo; tranne casi di grande masochismo quindi casi
patologici, che si diverta a stare lì a prenderle né fisicamente né
psicologicamente.
All’interno della relazione il più delle volte avviene quella che si
chiama ‘manipolazione relazionale’ cioè una sorta di lavaggio del
cervello che determina l’acquiescenza della vittima.
La donna resta lì a “prenderle” e non si ribella perché la violenza
è caratterizzata da un ciclo tipico che è quello del momento aggressivo,
seguito poi dalla pace, seguito poi dalla riappacificazione
tecnicamente nota come luna di miele (ed è quello il momento più
pericoloso) in cui l’uomo promette di cambiare, di non reiterare
più quello che ha fatto. Sono i momenti in cui lui manifesta anche
una volontà di cambiamento che spesso dura il tempo che dura
per poi ritornare alla violenza.
Ci sono film come “A letto col nemico” o “Gaslight”, un film degli
anni ‘40, che descrivono molto bene il lavaggio del cervello fatto
sulla donna. Dal film “Gaslight” è stato tratto il termine gaslighting
per indicare il fenomeno attraverso il quale una persona
tenta di fare impazzire l’altra (nel film il marito accendeva e spegneva
le luci di una camera cercando di giocare sul sistema percettivo
della vittima portandola a dubitare che le luci potessero
essersi accese da sole) ed è questa la manipolazione relazionale,
quel fenomeno che poco alla volta conduce la donna se non proprio
alla follia a gravi compromissione del sistema cognitivo, intellettivo
ed emozionale con gravissimi danni alla sfera emotiva
e a tutto quello che la concerne.
Non parliamo poi delle conseguenze derivanti dalla violenza assistita,
quella a cui assistono i figli nel momento in cui la madre
viene abusata.
Il bambino assiste oltre che alla violenza fisica soprattutto a queste
dinamiche relazionali perverse.
Queste dinamiche relazionali sono perverse perché vogliono e richiedono
una dipendenza della vittima dal carnefice.
Questi uomini creano dipendenza e le vittime fanno molta fatica
a venirne via, non riconoscono il fenomeno, non riconoscono addirittura
che è un abuso.
Prima parlavamo di cifre oscure. La cifra oscura in criminologia è
quella cifra che non è pervenuta in quanto il reato non è stato denunciato,
ma nel nostro caso il reato addirittura non viene identificato
perché la vittima non lo riconosce come tale.
Durante un mio seminario una signora di circa 70 anni ha osservato
che stavo descrivendo un fenomeno che tutte le donne quo-
tidianamente vivono. Quindi per questa signora era la norma.
In molte culture compresa la nostra, quella più meridionale, il
padre padrone non è altro che il soggetto che sto descrivendo (che
però ho cercato di stigmatizzare un po’, giusto per renderlo più riconoscibile).
Il padre padrone, in un nuovo modello e in una nuova forma, è il
libero professionista, è il politico, è il primario, è il medico, è l’avvocato,
è il comandante di polizia; tutti soggetti di difficile riconoscimento
e individuazione in quanto si caratterizzano per il
mascheramento che attuano per catturare una preda.
Essi non fanno subito vedere la loro faccia, il loro aspetto, bensì
indossano delle maschere (io parlo di “camaleontismo del manipolatore”).
Sono di difficile individuazione perché nel momento in cui si avvicinano
usano dei sistemi e degli strumenti finalizzai esclusivamente
ad accalappiare chi c’è dall’altra parte. Si presentano come
principi azzurri per poi rivelarsi dei rospi con un processo contrario
rispetto a quello delle fiabe.
E la vittima cade inesorabilmente
nella trappola dell’inganno.
La menzogna e l’omissione sono gli strumenti principali che utilizzano
per accalappiare la vittima. Inoltre questi soggetti sono
fedigrafi per antonomasia. Si attaccano a più persone per coltivare
prede diverse con sempre una, quella privilegiata, in prima linea
e attingono alle loro energie, come dei vampiri.
Parlo di “vampirismo energetico” (riferendomi esplicitamente al
bellissimo libro “Vampiri energetici” di Mario Corte) perché sono
persone che attingono, vanno a prendere le energie. E questa
forma di sottrazione energetica è la prima forma di violenza psicologica
perché sono uomini che assorbono, stancano, sfiniscono,
sono spesso dipendenti, emotivamente immaturi.
Vanno a giocare su leve emozionali molto presenti in tutti noi, ma
nella donna in particolare, quali il senso di colpa e la paura e giocano
puntando su questi due elementi. Attraverso le leve emozionali
del senso di colpa e della paura determinano l’acquiescenza e
la sottomissione.
Il fenomeno interessante è che riescono
a fare sentire sempre inadeguata la vittima
che non si chiede che cosa sta succedendo
ma si mette sempre dalla parte della colpevole.
Come le vittime di stupro devono fare una elaborazione lunghissima
sul senso di colpa che accompagna il delitto di stupro, così
le vittime di violenza domestica devono fare i conti con questo
senso di colpa che le porta a rimanere intrappolate in quella situazione.
Il non venir via è dovuto al fatto che la donna pensa che in qualche
modo avrebbe dovuto fare meglio, che avrebbe potuto cambiare
la situazione e determinare altre conseguenze. E così si fa fregare
restando a volte anche tutta la vita accanto a queste persone che
non fanno altro che sottrarre energie, causare dolore e disagi.
Probabilmente questi dati ci sono sempre stati. Adesso se ne
parla di più, si dà più rilevo ma si continua a tacere.
Si fa molta fatica a tirare fuori il problema della violenza domestica
intesa anche come micro abusi, micro ferite quotidiane. Tutto
quello che è mancanza di rispetto è da considerarsi violenza
quindi iniziamo ad entrare in un’accezione del termine molto più
vasta di quello che si fa normalmente.
Siccome siamo nella cultura del non rispetto (i media insegnano)
in cui tutto è basato sulla aggressività allora l’operazione delicata
da fare, legata anche al concetto di violenza assistita, è sicuramente
quella della prevenzione sui figli.
Prima dicevo che la violenza assistita è da considerarsi pericolosa
anche se si tratta di violenza “solo” psicologica che non lascia
segni visibili perché il bambino impara quegli schemi comportamentali.
E quelle modalità relazionali pseudo affettive disturbate
e perverse sono poi interiorizzate dal bambino che guarda caso
l’andrà a replicare: quasi tutti i manipolatori relazionali sono stati
a loro volta vittime di violenza.
Se è difficile avere dati sui reati di violenza è ancora più difficile
averli sui casi di manipolazione che sono molti più di quanto si
possa pensare
I “vampiri energetici” oggi sono miliardi e sono aumentati perché
si sentono più deboli.
Siamo diventate troppo sicure di noi, troppo aggressive, troppo
tutto, e forse lo abbiamo fatto anche un po’ troppo in fretta e non
è stato minimamente metabolizzato. Quindi io credo che buona
parte della violenza oggi si deve proprio al fatto che abbiamo uomini
non spaventati bensì terrorizzati.
Quindi una delle prime operazioni da fare per lavorare bene sotto
il profilo preventivo oltre quella di fare “rete” tra noi, aiutare le vittime
ognuno con la propria professione, ecc. è sicuramente quella
di cercare di strutturare un sistema per fornire un aiuto anche
agli abusanti

Cinzia Mammoliti

UIL ROMA marzo 2014