I serial killer dell’anima ha compiuto 10 anni. La storia in breve della sua nascita.
IL PRIMO INCONTRO CON SONDA
Sono già trascorsi dieci anni dal giorno in cui firmai il primo Accordo di Pubblicazione davanti allo sguardo compiaciuto del Sig. Monaco e della moglie Paola, i primi a darmi fiducia totale riguardo a un argomento che mi stava particolarmente a cuore e che avrei voluto trattare sotto forma di saggio.
Non avevo mai scritto un libro in vita mia. Tanti diari personali, tanti articoli, tesine e lavori conto terzi, quello sì. Un libro proprio mio era sempre e solo stato un sogno nel cassetto. Uno dei tanti.
Ricordo di quel giorno che fuori pioveva e che, arrivando in auto da Milano, ci avevo messo molto a trovare i loro uffici anche perché non conoscevo bene Casale Monferrato e per l’agitazione continuavo a girare a vuoto senza riuscire a concentrarmi sul navigatore.
Avevo ricevuto una loro telefonata giusto due giorni prima e ancora non riuscivo a credere che tra le decine e decine di editori cui avevo proposto la mia idea proprio loro, i più noti tra i medi editori, avessero manifestato un concreto interesse.
I bidoni nel mondo editoriale sono da tempo all’ordine del giorno. Ne avevo sentiti tanti di aspiranti scrittori che erano incappati in strutture poco serie e professionali che chiedevano soldi in cambio di qualche copia stampata o che promettevano campagne promozionali che poi non avevano puntualmente luogo.
Trovai subito parcheggio, attraversai il breve cortile a piedi e suonai emozionatissima sperando di non provare troppa soggezione durante l’incontro.
Era quasi ora di cena, probabilmente era rimasto in ufficio solo il Sig. Monaco, senza collaboratori. O forse aveva chiesto a qualcuno di rimanere nel caso in cui il tutto fosse andato a buon fine quella sera stessa. Fatto sta che quei pochi secondi di attesa mi parvero un tempo interminabile.
Mi aprii una Signora, più o meno della mia età, dall’aria gioviale e con un sorriso meraviglioso e tranquillizzante. Mi disse di chiamarla Paola, andò nell’altra stanza ad avvisare e mi convocò subito.
Erano ora tutt’e due seduti di fronte a me, abbastanza informalmente: lei era evidentemente la moglie del Sig. Monaco. Ora sorridevano entrambi e fu talmente forte la sensazione di affidabilità e positività che i due mi ispirarono, che mi rilassai in un attimo lasciando scorrer via tutta la tensione che avevo accumulato fino a quel momento.
Le due o tre ore durante le quali esposi il mio progetto, dettagliai la scaletta di argomenti che desideravo trattare e definimmo i punti salienti del contratto editoriale volarono in un attimo.
Uscii fuori completamente frastornata, come se mi fossi risvegliata da un sogno.
UN’INDOLE INTERINALE
Fuori non aveva ancora smesso di piovere, piegai il collo all’indietro porgendo la faccia al cielo che forse piangeva di gioia, come stavo per fare io.
Si trattava forse del mio primo vero traguardo dopo tanti anni trascorsi ad assecondare desideri e aspettative di un padre affettuoso quanto invadente. Un padre che aveva tracciato il mio destino sin dai primi anni di vita e che non aveva smesso di farlo per tutti i seguenti, “indirizzandomi”, più o meno coattivamente, perlopiù attraverso ricatti emotivi ai quali ero, ai tempi, oltremodo sensibile.
Io, fino alla stesura di questo libro, ero stata, come si suole dire, un po’ in balia dei venti. Senza una reale professionalità acquisita, senza reali obiettivi a medio termine, senza sogni importanti da perseguire. Solo una cosa mi era risultata fino ad allora chiara: non ero tagliata per la vita aziendale né tantomeno per quella matrimoniale e fu così che circa dieci anni prima diedi un colpo di spugna a entrambe andandomi a cacciare in disastrose scelte professionali e sentimentali una dietro l’altra.
Quanto al lavoro, dopo molto tempo impiegato in maniera per me sbagliata e contro natura, avevo finalmente da poco trovato il settore che mi appassionava: l’educativa e il disagio delle categorie fragili, e stavo pure facendo una certa “carriera”. Purtroppo, però, andava via via divenendo sempre più difficile mantenersi economicamente poiché le Cooperative che operano in quell’ambito sfruttano all’osso il proprio personale giocando sull’alta motivazione dello stesso attraverso imbarazzanti contratti provvisori e per nulla garantisti.
Erano tempi in cui rinunciando al posto fisso e al contratto a tempo indeterminato, come avevo fatto io, bisognava tenersi attaccati a più rami per potersi permettere una degna sopravvivenza.
Ed ecco a quel punto rispuntare il pater familias, che non contento di una figlia che aveva rinunciato a quelle che per lui erano le maggiori garanzie di sicurezza e serenità nella vita, coinvolge in un progetto commerciale strutturato per dare lavoro a mio fratello che aveva da poco perso il lavoro. Comunicandocelo praticamente dall’oggi al domani, lasciando un tempo minimo per riflettere e prenotando già per entrambi la frequentazione del corso abilitante all’esercizio della somministrazione di alimenti e bevande, il cosiddetto REC che mi pare non esista neanche più, ci comunica di aver rilevato per il nostro futuro un “meraviglioso bar tabacchi”.
QUANDO HO TOCCATO IL FONDO
Mio padre era fatto così. Bastava distrarsi un attimo e provvedeva a tutto lui. Nel caso specifico si era fatto la pensata di prendere due piccioni con una fava fornendo a due figli, nella sua percezione problematici, anche se per ragioni diverse, la possibilità di gestire un’attività in proprio.
Accettai perché colta completamente alla sprovvista. Accettai anche un po’ per sfida e per curiosità. Pensavo che si sarebbe trattato di una semplice prova di pochi mesi e poi sarei stata in ogni caso libera di andarmene per tornare alla mia esistenza di precariato.
I mesi in totale sono stati nove, poi sono letteralmente fuggita da quella che reputo essere stata l’esperienza più allucinante della mia vita ma, al tempo stesso, la più illuminante riguardo ai paletti che avrei messo da allora in poi nei confronti della mia famiglia.
Non mi soffermerò sulla sofferenza che mi è costata piegarmi a quanto di meno congruente e coerente con me stessa mi sono ritrovata a fare dando ancora una volta priorità ai bisogni di serenità di mio padre, mi limiterò a elencare per punti la lezione che ho appreso.
- Se vuoi iniziare a odiare seriamente i tuoi congiunti, lavoraci insieme.
- Commercianti si nasce e se non hai pelo sullo stomaco non lo puoi diventare.
- Se sei intellettualmente snob vivere all’interno di un bar ti fa diventare la persona più classista e razzista del mondo.
- Devi necessariamente toccare il fondo per poter risalire.
E accettando di intraprendere la professione in assoluto più lontana dalle mie corde, competenze e aspirazioni sentivo di essermi in qualche modo definitivamente venduta a voleri altrui. Avevo toccato il mio fondo e si trattava, ora, di capire come poter risalire.
IL VAMPIRO BUSSA ALLA MIA PORTA
Come si sa le disgrazie non vengono mai sole e fu esattamente in quel delicato e critico periodo della mia vita che bussò all’uscio il mio vampiro, quello che sarebbe stato il protagonista de “I serial killer dell’anima” nonché colui che ha ispirato gran parte del mio lavoro successivo. M. rappresentava tutto quello che io avevo sempre sognato in un uomo e in meno di quattro anni distrusse, pezzo per pezzo, tutto quello in cui avevo creduto riguardo alle relazioni uomo-donna.
Inutile che mi soffermi su quella storia: di quella storia sono pieni i miei scritti. Basti sapere che se non avessi incontrato quell’uomo e quell’incontro non avesse avuto luogo nel periodo professionalmente più catastrofico della mia vita, questo meraviglioso e salvifico libro non sarebbe mai nato.
Perché, per ribadirla con le parole del grande De André “dai diamanti non nasce niente…dal letame nascono i fior”.
L’identikit di M. è contenuto prevalentemente qua dentro ma anche in Intervista a un narcisista perverso. Viaggio nella mente di un sadico seriale, Runa ed., 2016 e Nella trappola di uno psicopatico. Una storia di manipolazione affettiva, Sonda ed., 2018.
Credo che nemmeno sua madre avrebbe potuto descriverlo più dettagliatamente.
M. non alzava le mani, era collerico, ok, ma difficilmente mi gridava dietro; cambiava umore in continuazione, da che era gentile ed empatico a che diventava aggressivo, sarcastico e pungente; mi mandava continui messaggi contraddittori: da un lato sembrava gelosissimo, dall’altro poteva sparire settimane intere senza dare giustificazioni. Avevamo una relazione a distanza ma mi sembrava che fosse sempre presente e controllante. Si mostrava orgoglioso della mia mancanza di gelosia ma poi faceva di tutto per farmi ingelosire e adirarmi da sola. Tirava fuori il peggio di me e me lo ritorceva contro. Mi aveva creato una fortissima dipendenza sessuale, alla quale ripeteva costantemente di essere assoggettato anche lui ma poi cercava di farmi capire in mille modi che frequentava altre donne. Mi aveva ammaestrata ad essere come lui voleva salvo poi rinfacciarmi di non avere una mia definita personalità. Conosceva bene la mia etica ma cercava costantemente di farmela trasgredire con le richieste più assurde. Godeva visibilmente quando riusciva a prostrarmi, denigrarmi e umiliarmi. M. era il mio primo vero serial killer dell’anima!
LE MIE SALVIFICHE LETTURE
Non avrei potuto sottrarmi a quell’incubo se non avessi letto tantissimo in quel periodo, tutto quello che la letteratura metteva a disposizione sull’argomento, pur non avendo capito ancora esattamente di cosa si trattasse.
Partii dalla lettura di Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate., di Umberta Telfener per poi sciogliermi in lacrime tra le pagine di Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia di Sandra Filippini.
Mi si aprii un mondo perché proprio non riuscivo a dare un nome a quello che mi stava succedendo ma, soprattutto, non riuscivo a sottrarmi alle grinfie di quel mostro dal quale mi sentivo letteralmente ipnotizzata.
Continuai a consumare libri voracemente : Isabelle Nazare Aga, Robin Stern, Marie France Hirigoyen….Questi testi, di vitale importanza per me perché mi aiutarono a dare un nome e una cornice a quello che stavo vivendo, costituirono la base per dare il via a I serial killer dell’anima che nacque più per l’esigenza di mettere nero su bianco quanto continuava a cambiare continuamente lasciandomi sempre più dubbi e insicurezze. M. era naturalmente oltre che il re della menzogna anche quello del gaslighting poiché si divertiva a giocare con la mia memoria, che era peraltro sempre stata buona, facendomi credere di non aver mai detto cose che aveva con certezza assoluta detto e viceversa. Era soprattutto il concetto di fedeltà che si divertiva a manipolare all’occorrenza e così all’inizio tra noi c’era un’ “… intimità talmente intensa “ che lui “…mai e poi mai avrebbe cercato un’altra donna” visto che come stava con me non era mai stato con nessun’altra. Salvo, in un secondo momento nemmeno troppo distante, sostenere “… che nessun uomo, nemmeno il più innamorato può mai essere fedele”. E così, io lentamente, sentivo di impazzire anche perché in una relazione a distanza la rabbia e il rancore rischiano di cronicizzarsi se non trovano una valvola di sfogo.
INIZIA LA PROFESSIONE PER CUI SONO NATA
Presi così a tenere un diario, che avrebbe costituito l’impalcatura del libro e che terminai il giorno in cui finalmente riuscii a liberarmi di quello psicopatico. E non uso il termine a caso come fanno in molti ma ho analizzato e studiato talmente tanto il narcisismo patologico, la psicopatia, i loro tratti in comune e le loro divergenze da aver fatto confluire il mio lavoro nella mia ultima tesi di Laurea conseguita in Psicologia Clinica e della Riabilitazione giusto tre mesi fa. Ecco come si diventa esperti: leggendo, studiando, analizzando, comparando. Non feci altro per anni perché quando ti rechi all’inferno con il biglietto di ritorno senza testimoni che possano raccontare con esattezza tutto quello che ti è successo, e che è successo, soprattutto, nella tua testa, senti un bisogno impellente di capire e non sempre le letture ti danno una risposta univoca. Riguardo a quel che ti può succedere con un serial killer dell’anima ognuno dovrebbe avere la propria perché si tratta di incontri destinati a produrre profondissimi cambiamenti dentro di noi che possono essere migliorativi o peggiorativi. A partire dal 2010, anno in cui ero riuscita a liberarmi definitivamente dal mostro, avevo iniziato a portare in giro per l’Italia un progetto di sensibilizzazione inerente la manipolazione relazionale e la violenza psicologica nella coppia. Vi fu un nutrito interesse manifestato dai vari Assessorati alle Pari Opportunità sparsi sul territorio: da Bresso a Cremona, da Piossasco a Siena e iniziò così a prendere forma la mia nuova professione, quella per la quale mi ero laureata in Giurisprudenza quasi vent’anni prima: la criminologa. Non quella della scena del delitto, che lascia il tempo che trova e che in un sistema come il nostro di fatto non esiste poiché il ruolo viene svolto da appartenenti alle Forze dell’Ordine. Sarei stata la prima criminologa in Italia strettamente specializzata in un ambito misconosciuto e ampiamente snobbato: quello della violenza domestica. Il mio progetto decollò velocemente e in meno di due anni mi ero girata praticamente mezza Italia presentandolo anche nelle Scuole, in Centri Antiviolenza, Associazioni di Volontariato, Ospedali, ecc.
LA NASCITA DEI SERIAL KILLER DELL’ANIMA
Il 22 febbraio 2012 esce il libro che rappresenta un po’ la testimonianza scritta del mio nuovo lavoro col titolo definitivo I Serial Killer dell’Anima. I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro, inserito da Sonda nella Collana Guide e dopo poche settimane di silenzio si scatena intorno allo stesso un’attenzione mediatica completamente inaspettata. Senza nulla togliere all’abilità di marketing dell’Editore che ci ha consentito lunghe interviste su giornali di grido e un’importante apparizione a Canale 5, quello che si è smosso in pochi mesi intorno a questo libro ha quasi dell’incredibile. Lettori letteralmente in visibilio per il lavoro e tonnellate di mail di complimenti e ringraziamenti, centinaia di recensioni meravigliose ovunque, giornalisti in fila per avere una mia intervista, rubriche create ad hoc su riviste mediatiche e continui inviti in tv. Il tutto partendo dal nulla. A luglio di quello stesso anno il libro era già in ristampa e a novembre usciva una nuova edizione riveduta e ampliata. Un tam tam mediatico così forte intorno all’argomento non c’era ancora stato in Italia anche se autori e ricercatori validi avevano scritto prima di me; forse l’essere partita due anni prima con un progetto innovativo inerente gli stessi contenuti del libro ha in parte contribuito a cristallizzare e indicizzare bene termini che ora sono tanto di moda e un tempo non si usavano. Tra questi: manipolazione relazionale, narcisismo patologico, psicopatia, abuso emotivo; dopo la pubblicazione del libro serial killer dell’anima è divenuto nel tempo una sorta di vero e proprio neologismo utilizzato da più parti per indicare gli abusanti affettivi seriali. IL LIBRO SI AFFERMA COME IL PRIMO IN ITALIA A INTRODURRE E TRATTARE UNA TEMATICA DI CUI PRIMA NON SI ERA OCCUPATO PRATICAMENTE NESSUNO: LA MANIPOLAZIONE RELAZIONALE COME AZIONE PRODROMICA ALLA VIOLENZA PSICOLOGICA.

LA CRISTALLIZZAZIONE DEL SUCCESSO
Intanto il mio lavoro andava prendendo piede sempre più, il libro è divenuto dapprima un vero e proprio trampolino
di lancio e poi una sorta di passepartout, consentendomi l’accesso in posti che in Italia senza forti raccomandazioni sarebbero stati assolutamente impensati tipo il Polo Anticrimine del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno o altre Scuole e Strutture di formazione di Forze di Polizia.
Venivo contattata da tutte le parti d’Italia per fornire consulenza o redigere pareri tecnici da presentare in sede giudiziale e dimostrare l’indimostrabile posto in essere da abili impostori e manipolatori patologici. Parallelamente portavo avanti una carriera intrapresa già ai tempi del lavoro nell’Educativa in ambito formativo per addestrare le persone a prevenire, riconoscere e contrastare la violenza psicologica e tutto quel che le gravita intorno.
Mi sono state, così, aperte le porte di centinaia di strutture interessate a formare il proprio personale in materia di violenza domestica in generale e psicologica in particolare e io sono riuscita, così a realizzare quello che era il mio unico grande sogno nel cassetto: trovare la mia strada.
Strada che mi ha condotta, nel tempo, tra le altre cose, alla stesura di vari altri testi di approfondimento.
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Ma come in tutte le cose belle esiste anche l’altra faccia della medaglia e nel giro di pochi mesi, un fenomeno fino ad allora perlopiù ignorato o, comunque passato in sordina, è diventato il “cavallo di battaglia” di chiunque si dichiarasse esperto o esperta in materia. E così, accanto a professionisti seri e desiderosi di formarsi, tra cui avvocati, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, hanno iniziato a operare decine di tuttologi e tuttologhe pronti a cavalcare quella che nell’ultimo decennio è diventata una sorta di moda delle relazioni: la manipolazione affettiva e il narcisismo patologico. Argomenti che vengono trattati da una vasta categoria di improvvisati e improvvisate con una dabbenaggine e superficialità imbarazzanti per gli esperti del settore.
Viviamo, del resto, in una società sempre più vacua e superficiale all’interno della quale i media svolgono la parte sporca del loro lavoro manipolando, modificando, decontestualizzando l’informazione, la cui divulgazione viene sempre più spesso affidata a personaggi beceri, evanescenti e impreparati che godono spesso di visibilità mediatica per ragioni ben diverse da un’effettiva competenza tecnica.
Non posso negare sia stato per me oltremodo penoso assistere nel corso di questi anni al vero e proprio scempio che è stato fatto di argomenti tanto delicati quanto complessi di cui si sono appropriati inetti e inette a vario titolo, soprattutto per il fatto che lo sciacallaggio di questi soggetti a caccia di attenzione mediatica, profitto o entrambi, ha avuto per oggetto la sofferenza altrui, una sofferenza dalle caratteristiche e risvolti particolarissimi che, in quanto tali, richiedono una profonda conoscenza della materia.
La stessa cosa posso dire per parte dei gruppi, blog e siti nati sui social finalizzati a fornire supporto alle vittime di violenza psicologica e di manipolazione relazionale. Alcuni sicuramente seri e con dietro Amministratrici animate da buone intenzioni, altri assolutamente inconsistenti destinati a diventare teatri di faide interpersonali e alta conflittualità dei partecipanti.
Purtroppo è capitato spesso che persone uscite da dinamiche di abuso sviluppassero una sorta di delirio di onnipotenza che le portava, poi, a voler condurre fuori dall’abisso altre vittime. Niente di più nobile, per carità. E’ quello che ho cercato di fare anch’io scrivendo questo libro. Ma l’ho fatto con tutta l’umiltà del mondo, ben lontana dall’intento di prendermi in carico persone tanto ferite quanto problematiche, poiché è una cosa che non si può fare se non si possiedono strumenti e competenze adeguate. E’ lo psicoterapeuta che può fare terapia ed è lo psichiatria che può in più somministrare farmaci laddove necessitino. Ho ampiamente trattato in questo e in altri libri le delicate e gravi conseguenze cui possono andare incontro le vittime di certe dinamiche. Le ho vissute anche io. Ho avuto la presunzione di curarmele da sola. L’ho fatto non soltanto per presunzione ma anche perché ai tempi gli specialisti in materia non esistevano proprio. Oggi, per fortuna, sì. Pochissimi ma ci sono e spero che siano destinati a diventare sempre di più.
CERCATE VERI ESPERTI E NON MILLANTATORI
Quel che dovete verificare per capire se si tratti di veri e propri esperti non è solamente il titolo di studio o l’iscrizione a eventuali Ordini professionali (anche quelli si possono magicamente compare nel nostro belpaese corrotto e nepotista). Un serio professionista vanta un importante curriculum con altrettanto importanti esperienze maturate nel campo di ricerca nonché saggi, pubblicazioni e articoli dai quali si evincono conoscenza e preparazione. Scritti privi di una bibliografia o una sitografia evidentemente plagiano materiale altrui e naturalmente non vogliono far emergere le fonti. Anche i più grandi specialisti citano altri Autori. E’ professionale e corretto.
Cercate informazioni su internet che vi diano un’idea attendibile delle reali conoscenze e capacità della persona alla quale intendete rivolgervi, scaricate materiale e video per farvi un’idea il più possibile chiara, osservate in che maniera si pone. Vi appare professionale o “improvvisata”? Tratta argomenti specifici o si vende come tuttologo/a in un ambito ampio? Parla con proprietà di linguaggio e cerca di semplificare i tecnicismi per rendersi comprensibile alla maggior parte dell’auditorio o utilizza paroloni ridondanti e incomprensibili senza fornirne la spiegazione? Utilizza esclusivamente slides nelle sue esposizioni e non riesce a parlare a braccio? Dice cose banali e tende a ripetere gli stessi concetti cambiando qua e là qualche parola? Si avvale di materiale e teorie altrui spacciandole per proprie? Durante le conferenze o le lezioni, se ne fa, evita di farsi fare domande?
Cercate forum in cui le persone si scambino impressioni ed esperienze, ponete voi domande dirette agli operatori per capire se vi possono aiutare a risolvere il vostro specifico problema. Ho strutturato nel mio libro Non mi freghi più (pubblicato su Amazon) una serie di consigli pratici e una check list di domande da porre agli operatori del settore per capire se si tratti effettivamente di soggetti competenti.
Non date mai per scontato che chi si spaccia per competente in qualche ambito lo sia poi effettivamente. Non siamo nel campo della fisica quantistica o della biologia molecolare dove improvvisare è sicuramente molto difficile perché le baggianate verrebbero immediatamente allo scoperto.
In criminologia, come in generale in tutte le scienze psicologiche, a volte basta semplicemente avere una buona parlantina, sicurezza in sé e tono, timbro e ritmo della voce convincenti per vendere idiozie.
Vi ricordate Wanna Marchi? La famosa imbonitrice truffatrice che prometteva lunga vita a chi comprava le sue alghe “magiche”? Ecco, nel mio campo è pieno di imbonitori/ci – truffatori/ci che cercano di passare per esperti/e che non sono. Ricordatevi che esistono, di massima, specializzazioni per ogni libero professionista.
Come vi sono gli ingegneri spaziali, elettronici o biomedici, allo stesso modo vi sono avvocati tributaristi, penalisti, del lavoro, e così via. Un medico dermatologo conoscerà poco di cardiologia, così come un oncologo si intenderà poco di medicina dello sport. Idem dicasi per tutte le altre categorie. Ognuno dovrebbe avere una propria specificità professionale, se si tratta di professionisti seri. I tuttologi sono dei truffatori o semplicemente dei disperati. Fate molta attenzione.
Il discorso vale anche per alcuni Centri Antiviolenza o Servizi Sociali all’interno dei quali, a sentire decine di mie clienti, non sempre e non necessariamente opera personale adeguatamente addestrato a supportare chi ha bisogno. Siamo nel campo della cosiddetta vittimizzazione secondaria, quella condizione di ulteriore sofferenza e oltraggio che sperimenta la vittima in relazione ad atteggiamenti di insufficiente attenzione, impreparazione o negligenza, da parte di soggetti, istituzioni e strutture che dovrebbero essere preposte, in fase di intervento, alla sua tutela.
LO STATO DELL’ARTE
Al di là di truffatori e impostori che sono purtroppo sempre esistiti, e sempre esisteranno in tutti i campi, qualche passo avanti in questi dieci anni è stato, come accennavo, sicuramente fatto. Sono aumentati gli studi in materia, se ne parla molto di più e sono stati fatti molti più convegni, congressi e conferenze di prevenzione, sensibilizzazione e contrasto sull’argomento. Parte del personale impiegato in materia di sicurezza ha sentito l’esigenza di formarsi sull’argomento per meglio tutelare le vittime e avere strumenti per identificare i carnefici.
Le vittime leggono, studiano, si informano sempre di più. Quelle in grado di selezionare le fonti, che sono per fortuna numerose, arrivano in consulenza iper preparate e sanno bene quello che vogliono. Il livello di consapevolezza si è dunque innalzato moltissimo, anzi, a volte si rischia di vedere il mostro anche dove non c’è.
D’altro canto siamo ancora purtroppo molto indietro in Italia sulla strutturazione di una normativa specifica che tuteli dalla manipolazione relazionale e dalla violenza psicologica; la situazione rimane sostanzialmente quella che avevo illustrato nelle ultime pagine della precedente edizione sotto al titolo GLI STRUMENTI LEGISLATIVI A DISPOSIZIONE DELLA VITTIMA.
QUANDO IL SERIAL KILLER DELL’ANIMA E’FEMMINA
Quel che di nuovo è, invece, emerso riguarda la trasversalità del fenomeno per quanto riguarda il genere sessuale delle vittime.
Esiste, invero, un grande sommerso di uomini abusati emotivamente da donne che dietro alla maschera della “santerellina” o della “finta vittima” umiliano, denigrano, insultano e attentano all’autostima e al sistema identitario di partner da loro scelti apposta per sfogarsi. Riguardo alle maschere che indossano manipolatori e manipolatrici rimando al mio secondo testo, pubblicato sempre con Sonda nel 2014, Il manipolatore affettivo e le sue maschere. L’identikit dei dieci manipolatori relazionali più pericolosi e come neutralizzarli.
Certe donne sono molto abili a recitare e utilizzano sistemi di manipolazione ancora più sofisticati dei loro corrispettivi al maschile. Questo si vede molto chiaramente all’interno delle aule giudiziarie quando vi sono controversie anche molto violente inerenti affidamento e tutela dei figli e si può assistere a inversioni inverosimili di responsabilità nonché a simulazioni messe in piedi per incolpare il partner di turno che non ha risposto adeguatamente alle aspettative. Se già per una donna far valere certe dinamiche nella veste di vittima è molto difficile, lascio immaginare quanto lo sia per un uomo anche perché, checché ne dicano, a volte sembra che i nostri Tribunali siano pro donna tout court.
Complimenti. Lei è una professionista colta e preparata. Continui così
grazie mille