Femminicidi: solo la punta di un iceberg
Nel 2014, sono state 152 le donne uccise in Italia, di cui 117 in ambito familiare. Negli ultimi anni, sta crescendo l’attenzione verso un fenomeno che è sempre esistito, insieme ai tentativi di sensibilizzare l’opinione pubblica. L’Onu, con la risoluzione 54/134 del dicembre 1999, ha istituito la Giornata sulla violenza sulle donne, il 25 novembre. Per ricordare, dice la Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che la violenza «nasce dalla disuguaglianza tra uomini e donne, ed è uno dei meccanismi sociali cruciali che contribuisce a perpetuarla».
Alla maggiore attenzione, e a un clima sociale di maggior condanna della violenza corrisponde anche, secondo l’indagine Istat di giugno 2015, una maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente e di prevenirle, grazie a una maggiore consapevolezza. Le donne considerano più spesso la violenza subita un reato (dal 14,3% al 29,6%), più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%), e cercano aiuto nei centri antiviolenza (dal 2,4% al 4,9%). E, soprattutto, denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7 al l’11,8%).
Secondo Cinzia Mammoliti, criminologa e autrice di saggi sulla violenza sulle donne, «il femminicidio è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffusissimo. Oltre alla violenza fisica, bisogna considerare anche la violenza psicologica, una forma di violenza molto più subdola e difficile da far emergere. Ma anche questa ha conseguenze gravissime, e rappresenta un elemento che in criminologia è fondamentale, la “cifra oscura“, che non arriva alle statistiche, ma è ugualmente devastante» (continua……)
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