I serial killer dell’anima
Aumenta il numero di violenze e delitti contro le donne. Innamorati che si trasformano in assassini. Il libro della criminologa Cinzia Mammoliti è una sorta di manuale dedicato a tracciare il loro identikit: come riconoscerli e come salvarsi in tempo da un rapporto negativo
di SILVANA MAZZOCCHI
Cinzia Mammoliti
Aumenta il numero di violenze e delitti contro le donne e, nei primi sei mesi di quest’anno, sono già settanta gli omicidi commessi da mariti, fidanzati, o ex partner. Un dato che rappresenta la punta estrema di un fenomeno che conta decine di migliaia di soprusi, umiliazioni e abusi di cui è vittima l’universo femminile.
Ma chi sono gli uomini che odiano le donne e che, da innamorati, si trasformano in killer, di anime e menti, prima ancora che di corpi? Individui egoisti, narcisisti, immaturi, incapaci di amare, ma provetti nel tenere legate le loro vittime, abili nel renderle incapaci di reagire, maestri nel succhiare autostima e coraggio, insuperabili nell’arte di costringere al silenzio le donne abusate.
Sono I serial killer dell’anima, come li definisce nel suo nuovo libro (Sonda editore) la criminologa Cinzia Mammoliti che, in una sorta di manuale dedicato a tracciare il loro identikit, accanto a un’analisi dettagliata dei manipolatori, indica con con chiarezza come riconoscerli, che cosa fare per acquisire consapevolezza di una relazione perversa e come salvarsi in tempo da un rapporto negativo che, in qualsiasi momento, potrebbe degenerare in delitto.
Riuscire a captare il campanello d’allarme non basta, avverte Mammoliti, è necessario sottrarsi in tempo all’inevitabile evolversi del male. Ma, come può una donna accettare di essere maltrattata, umiliata, prima psicologicamente e poi fisicamente, senza reagire, magari raccontandosi che la rassegnazione e il silenzio sono doverosi “per il bene dei figli”?
La violenza psicologica, sottolinea la criminologa, è diffusissima è non conosce distinzione di ceto o estrazione sociale e, per liberarsene, è necessario imparare a rifiutarla e a combatterla fin dalle sue prime avvisaglie. Il manipolatore umilia e offende, isola la sua vittima da parenti e amici e, poi, attacca. Non solo; alterna maltrattamenti e ingiurie a una tenerezza fasulla ma abbagliante, per rassicurare, tacitare, rinviare. Per ricominciare a colpire, alzando sempre più il tiro.
L’unica arma efficace è non sottovalutare (preventivamente) ogni elemento che rende un rapporto frustrante, imparare a difendere e ad alimentare la propria autostima, rifiutare l’isolamento, respingere il senso inevitabile di vergogna derivante dal subire le vessazioni. Bisogna evitare inutili sensi di colpa e capire che la vergogna è del carnefice e non della vittima e interrogarsi sulle proprie esigenze e i propri diritti. Senza rinunciare ad imporli. Liberarsi, si può, assicura Mammoliti che, dopo essersi a lungo occupata di devianza minorile, da tempo collabora con numerosi Centri per le Pari opportunità del Nord e Centro Italia. “La relazione con un manipolatore può rappresentare perfino un’occasione preziosa per scavare dentro di noi ed evolverci”. Una via preventiva per la salvezza.
Feminicidio: come si spiega l’impennata di delitti e violenze proprio mentre aumenta l’allarme e la denuncia dei media?
”
Negli ultimi anni, e in questi ultimi mesi in particolare, abbiamo assistito a un dilagare della violenza di genere e gli omicidi conseguenza di maltrattamento domestico continuano ad aumentare in maniera preoccupante. Il feminicidio é, tuttavia, sempre esistito e le donne che muoiono per mano dei rispettivi partner ci sono sempre state. Oggi sono forse in aumento perché l’uomo, sempre più destabilizzato dalla perdita di controllo sulla crescente autonomia femminile non sa più come reagire e di fronte all’impotenza e alla paura ricorre alla violenza. Fintanto che il nucleo si fondava sulle tradizionali dinamiche maschio che provvede al sostentamento della famiglia /femmina che si occupa della cura di casa, figli e compagno tutto procedeva secondo ruoli precisi e soprattutto interiorizzati. Poi, con la rivoluzione femminista e l’acquisizione da parte della donna di una consapevolezza che prima non aveva, é subentrata una confusione dei ruoli che ha stravolto un sistema secolare. Confuso, stranito e desautorato, l’uomo sta provando a riconquistare la posizione perduta attraverso l’arroganza, il controllo e la conseguente violenza. I media stanno compiendo un’importante opera di sensibilizzazione principalmente finalizzata alla prevenzione ma l’escalation ha preso ormai il suo corso e temo che sia destinata ad aumentare sempre più se non si riuscirà a intervenire in tempi rapidi per arrestarla”.
Perché le donne, anche le più emancipate, stentano a liberarsi da chi le picchia, umilia e maltratta?
“L’esistenza di un rilevante numero di donne autonome, emancipate e istruite che rimangono in situazioni di grave abuso e maltrattamento domestico ci costringe ad abbandonare il tradizionale stereotipo della vittima debole, fragile e indifesa. La donna rimane in una relazione violenta per diverse ragioni. Innanzitutto per un’atavica resistenza al cambiamento. E’propria dell’essere umano la paura dell’ignoto e molti preferiscono restare in situazioni disfunzionali e di disagio che sono note piuttosto che rischiare di vivere qualcosa che non conoscono. A questo timore si associa, poi, quello del fallimento, di restar sole, di soffrire di più, di far del male ai figli, di perdere i vantaggi economici derivanti dalla relazione. Vi é, poi, una peculiarità della dinamica relazionale con un abusante che rende oltremodo difficile la fuga alla vittima. Si tratta dell’intermittenza della violenza. Tendenzialmente, al di là dei casi di masochismo puro, sarebbero ben poche le donne che rimarrebbero in una relazione caratterizzata sempre e solo da maltrattamento fisico e psicologico. Il violento lo sa bene e allora alterna ai momenti bui momenti di attenzioni e dolcezze che destabilizzano chi subisce e determinano l’illusione che la situazione potrà cambiare. Ma ciò non succede mai e terminata la fase che, nel ciclo della violenza, prende il nome di “luna di miele” gli abusi ricominciano anche con maggior intensità”.
Che cosa spinge i serial killer dell’anima alla violenza contro le donne, mogli, fidanzate, partner?
“I serial killer dell’anima di oggi sono uomini affetti da narcisismo che é un pò la malattia del nostro secolo. Egoismo, individualismo, edonismo caratterizzano la nostra società e portano sempre più a reificare gli altri rendendoli meri oggetti funzionali alla soddisfazione di bisogni immediati. Il fenomeno si ripercuote inevitabilmente nella dimensione di coppia e fintanto che la donna serve a riflettere una positiva immagine di sé va tutto bene, quando ciò non si verifica più si innesca il meccansimo violento. Iniziano allora i maltrattamenti, le umiliazioni, le denigrazioni, le menzogne, i tradimenti, in una parola la mancanza di rispetto. Il serial killer dell’anima é un vampiro energetico anaffettivo che prende senza dare nulla e che pensa che tutto gli sia dovuto. Completamente privo di un senso di realtà, é incapace di relazionarsi in maniera sana e per farlo deve spadroneggiare e usare violenza. Questa aumenta quando la vittima si ribella opponendosi al ruolo di oggetto che gli viene imposto e può raggiungere i livelli parossistici, dei quali abbonda la cronaca nera, quando decide di sottrarsi a questa dinamica perversa. Questi loschi figuri sono numerosissimi e ben camuffati: si riconoscono solo quando passano all’atto. Ecco perchè ho deciso di fornire, col mio libro, strumenti utili al loro smascheramento: riconoscerli per evitarli mi sembra la forma più efficace di prevenzione”.(10 luglio 2012)

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