Sindrome da manipolazione relazionale

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Sindrome da manipolazione relazionale

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SDMR: Sindrome da manipolazione relazionale

sindrome da manipolazione relazionaleLa figura del manipolatore relazionale (che può essere di sesso maschile o femminile indistintamente) dietro cui si celano spesso gravi patologie psichiatriche non diagnosticate, dal narcisismo maligno alla psicopatia, é diffusissima nella nostra società.

Soggetto di difficile identificazione per il camaleontismo che ne caratterizza il modo d’agire (1), mira all’assoggettamento e annientamento psicologico delle vittime, donne o uomini, che sceglie con cura per indurle, attraverso l’uso di menzogne, sotterfugi e raggiri, all’acquiescenza.

Seduttivi e pieni di attenzioni nella fase iniziale del rapporto, i manipolatori relazionali, indossano differenti maschere per attirare nella loro rete le prede che decidono di vessare e creano dipendenza utilizzando le leve emozionali del senso di colpa e della paura.

Di rado rispondono agli ordinari stereotipi dell’immaginario collettivo che vogliono l’abusante ignorante, brutto, grezzo e volgare. I manipolatori relazionali sono estremamente subdoli e si celano dietro a persone spesso di bell’aspetto, colte, educate, gentili e anche di classi sociali elevate.

Dopo aver sedotto e catturato la preda, ottenutane la dipendenza emotiva, i manipolatori relazionali svelano la loro vera natura dando via al maltrattamento, all’umiliazione e allo svilimento attraverso l’utilizzo della loro arma preferita: la comunicazione aggressiva, ambigua e destabilizzante o il silenzio.

Si tratta di individui anaffettivi, irresponsabili, privi di sensi di colpa ed empatia accurata, incapaci di rimorso che passano di vittima in vittima per prosciugarne l’energia e destabilizzarne l’emotività. Il loro obiettivo primario, di cui sono solo parzialmente consapevoli, consiste nell’uccidere la vitalitàdell’altro a fuoco lento, cercando prima di fargli perdere la ragione.

Chiunque può incontrarne uno e anche in questo caso non valgono gli usuali stereotipi che vogliono la vittima fragile, inerme e con scarsa considerazione di sé.

Molte donne e uomini forti e strutturati cadono, infatti, in questa trappola: basta soltanto che possiedano una ferita narcisistica, quella ferita, presente nella maggior parte di noi, che riguarda un passato di mancato riconoscimento o una non comprensione, da parte delle figure di riferimento, dei propri bisogni, del proprio dolore, impegno, conquiste e in generale, del proprio esserci.

In fase iniziale la vittima non comprende quello che sta vivendo sia per l’intermittenza della violenza psicologica che subisce, sia per la fatica di accettare che una persona amata possa intenzionalmente volerle far del male.

Poco alla volta però la stessa inizia a rendersi conto delle gravi conseguenze fisiche e psicologiche che derivano dall’essere stati in contatto troppo a lungo con questi soggetti che portano inevitabilmente chi li subisce a una potente destabilizzazione.

D’altra parte, raramente viene individuato dalle vittime il nesso causale tra manipolazione, disagio, malessere e destabilizzazione.

Dopo l’ossevazione di centinaia di casi e traendo spunto dal lavoro del Professor Pier Pietro Brunelli sul Trauma da Narcisismo (2), io e l’Associazione LINK ITALIA, del cui comitato scientifico sono membro, riteniamo di aver individuato una Sindrome, che abbiamo chiamato da Manipolazione Relazionale (da cui l’acronimo SDMR), che colpisce le vittime di questi soggetti e che si presenta sia in concomitanza del rapporto con loro che alla fine della relazione.

Di durata soggettiva determina una sofferenza emotiva intensa e uno strazio correlato alla paura dell’abbandono causando, o slatentizzando, disturbi fisici, piscologici o psichiatrici, anche irreversibili.

Questa la sintomatologia individuata:

  • bisogno ossessivo di parlare con chiunque di quel che si sta vivendo per cercare risposte;
  • logorrea verbale e scritta;
  • sviluppo di modalità manipolative non presenti prima della relazione che si sta vivendo;
  • sentimenti di paura e orrore per amare quello che si riconosce essere un mostro;
  • allucinazioni visive: si vede ovunque e in chiunque l’abusante e si scorgono somiglianze inesistenti;
  • attacchi di rabbia incontrollabile e aggressività autodiretta;
  • attacchi di rabbia e aggressività eterodiretta;
  • calo dell’autostima;
  • compresenza di emozioni e stati d’animo contraddittori;
  • lunaticità e indecisione frequenti (la vittima cambia spesso idea e da un momento all’altro);
  • ansia;
  • attacchi di panico;
  • senso di irrimediabile sfiducia nel prossimo;
  • paura della solitudine;
  • paura della gente;
  • gelosia morbosa nei confronti dell’abusante;
  • necessità di controllo più o meno ossessivo di ciò che fa, di dove va e con chi sta l’abusante;
  • sensazione di vuoto insopportabile all’idea di essere abbandonata dall’abusante;
  • voglia di lasciare l’abusante ma impossibilità di farlo per una sensazione di vuoto insopportabile;
  • dipendenza psicologica dall’abusante;
  • dipendenza affettiva dall’abusante;
  • dipendenza economica dall’abusante;
  • isolamento sociale (perdita o allontanamento dalle amicizie e dagli affetti familiari);
  • sensi di colpa nei confronti dell’abusante;
  • sensazione di pena nei confronti dell’abusante;
  • sindrome della crocerossina/o nei confronti dell’abusante (percepirlo/a debole o in difficoltà e desiderare più o meno ossessivamente di aiutarlo/a);
  • sentirsi sbagliata/o;
  • stati di dissonanza cognitiva;
  • imitazione dell’abusante: atteggiarsi, comportarsi, parlare, pensare come lui/lei ;
  • sensazione costante e paura di non poter mai più tornare ad essere come prima;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disturbi del sonno;
  • sogni frequenti di quanto vissuto;
  • disturbi alimentari;
  • stanchezza cronica;
  • mancanza di energia;
  • comportamenti compulsivi (es. guidare pericolosamente o abusare di sostanze quali droghe, alcool, farmaci, sigarette);
  • sessualità disturbata e compulsiva (incontri al buio, condotte sessuali deviate e perverse che prima non erano presenti);
  • atteggiamenti sminuenti e svilenti e/o tendenze sadiche nei confronti di altri uomini/donne;
  • depressione;
  • pensieri suicidiari;
  • pensieri omicidi.

Si tratta di 42 sintomi che si possono presentare in parte o tutti insieme, nello stesso periodo o a momenti alterni, e che vanno a configurare, in chi ne è vittima, un quadro patologico che determina un’estrema e incontrollabile sofferenza psicologica.

Detta sofferenza è strettamente correlata al profondo senso di frustrazione e impotenza che deriva dalla dicotomia delle emozioni che si provano (ossessione, bisogno, dipendenza, attaccamento al proprio carnefice e/o odio, repulsione, paura, vergogna e imbarazzo per i sentimenti positivi che si nutrono nei suoi confronti) e conseguente impossibilità di autodeterminarsi gestendo la propria emotività.

L’origine del danno, ovvero la noxa patogena, della SDMR è ravvisabile:

1) nella sottoposizione prolungata a una comunicazione ambigua, contraddittoria, o di tipo double bind (doppio legame).

Formulata negli anni 50 da Gregory Bateson e altri a partire da studi sulla genesi della schizofrenia e approfondita dalla famosa “Scuola di Palo Alto”, la teoria del double bind riguarda una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, in cui uno dipenda dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono, e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito.

Questo tipo di comunicazione paradossale invalida necessariamente la relazione minando l’equilibrio emotivo di chi la subisce e rendendo vano ogni tentativo di dialogo o confronto costruttivo.

2) nell’intermittenza della violenza psicologica attuata dal manipolatore relazionale.

A umiliazioni, denigrazioni, offese e svilimenti della vittima il manipolatore alterna momenti di attenzione, valorizzazione, vicinanza che mirano all’acquiescenza di chi subisce che alimenta, così, la speranza di poter vedere modificate le modalità relazionali col carnefice.

3) nella presenza di una ferita narcisistica nella vittima.

Quella che il Prof. Pier Pietro Brunelli definisce ” una ferita nascosta e non curata nel proprio narcisismo…cioè una carenza nella qualità e nella capacità di amare se stesse …persone che hanno una ferita occulta che non gli permette di “autoamarsi” (autostima) in modo sufficientemente equilibrato”(3)

Soprattutto chi ha vissuto mancati riconoscimenti dei propri bisogni già in età precoce tende a sfidare chi entra in relazione con lei/lui con l’obiettivo inconscio di eliminare l’offesa di chi ha osato disattendere o non riconoscere quei bisogni.

Il manipolatore relazionale si innesta bene in questa ferita poichè riattiva, nella vittima, esperienze umilianti e frustranti legate al suo passato non elaborato.

E’questa la ragione principale del dolore straziante che accompagna la vittima per tutto il decorso della SDMR: la riattivazione di un passato di mancanza, deprivazione e sofferenza.

  1. C.Mammoliti, I serial killer dell’anima, I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro, 2012, ed. Sonda; C.Mammoliti, Il manipolatore affettivo e le sue maschere: l’identikit dei dieci manipolatori relazionali più pericolosi e come neutralizzarli, 2014, ed. Sonda.
  2. P.P.Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi. Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel “vampirismo affettivo”, 2011, a cura di Albedo Ass.Cult.per l’immaginazione attiva; http://www.albedoimagination.com/2013/10/bugiardi-ipocriti-e-manipolatori-affettivi-saperne-di-piu-per-potersi-difendere/
  3. P.P. Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi,cit., p.49).

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Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale mi occupo di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza.

8 Commenti

  1. Alessandra 20 gennaio 2018 al 19:59 - Rispondi

    Premesso che non ho la certezza fosse una narcisista/manipolatrice, e che nel mio caso era un’amica, è possibile che, durante la relazione, queste persone vi dicano: “se mi vuoi bene, torna la persona che a me piace tanto” (cioè quella accondiscendente, e non polemica), “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte” e cose simili?
    Contando che io comunque ho un problema di dipendenza affettiva.

    • Lolly 13 febbraio 2018 al 15:29 - Rispondi

      Ciao, penso proprio che sia una persona narcisista la tua amica, a me é successo con un uomo, quando gli facevo notare certe cose diventava ambiguo, sfuggente, oppure iniziava con “va be pensa ciò che vuoi”, o addirittura a dirmi che ero pazza, tieni presente che io ho una personalità comunque abbastanza forte e non amo chi cerca di prendermi in giro o gira attorno alle cose invece che essere diretto, però poi tutta sta storia mi ha causato un forte stress e ancora non ne sono uscita, a volte piango pensando a quanto ero piena di vita e bella prima di conoscerlo e ho paura di non uscirne più.

  2. Alessandra 15 marzo 2018 al 14:03 - Rispondi

    Quindi in un rapporto di amicizia frasi come: “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così” e simili…possono essere considerate così?

  3. Emanuele 28 marzo 2018 al 12:13 - Rispondi

    Sono uscito da una relazione di 2 anni con una ragazza di cui ho provato grande amore ed affetto, ma che per un non so che, un istinto silenzioso, sentivo l’esigenza di concluderla, cosa che ho fatto. Dopodiché ignorando totalmente questa condizione patologica, mi sono ritrovato a passare 6 mesi di profondi sensi di colpa e mancanza sentita di lei, a cui volevo veramente bene, provando molti di questi sintomi letti nell’articolo (tra l’altro senza stare con nessun’altra ragazza perché non volevo fare uno sgarro a lei), la pensavo tra le braccia di altri, che viveva la sua vita in maniera totalmente diversa da come viveva con me, tralasciando ovviamente l’avere contro tutti i suoi amici e la sua famiglia, che non in maniera palese ma velata mi facevano capire di non essere gradito. Perciò ho deciso di riprendere i contatti, abbiamo parlato, lei mi ha riversato addosso tutto il suo rancore e successivamente mi ha baciato, dopodiché tra di noi i contatti si sono riallacciati ma se da un lato mi sento innamorato di lei dall’altro è come se avessi subito un risveglio e di lei non so se fidarmi. Non so sinceramente cosa fare.

  4. Giusy 28 marzo 2018 al 22:27 - Rispondi

    Io sono in cura da poco e mi sto rendendo conto soltanto adesso del danno che mi è stato fatto… Ho buttato via talmente tante energie che adesso non ne ho per me. Bisognerebbe studiare psicologia come metodo di autodifesa da chi non alza le mani ma massacra l’anima.

  5. Peppe 31 marzo 2018 al 20:47 - Rispondi

    Io empatico al massimo, sentivo ogni suo dolore, lei amica in difficoltà, presto divento il suo confidente, lei sempre dolce ma le sue azioni sempre incoerenti col suo parlare, dice una cosa e sempre ne fa un altra ,io sempre riuscivo ad anticipare quello che avrebbe fatto rispetto a quello che diceva, io mi arrabbiavo , lei aveva 2 modi per uscire dalle mie accuse , il primo è la ripetuta frase” ma anch’io posso sbagliare, mica sono perfetta?” Il secondo modo è quello di deviare discussione o accuse mettendo altro discorso in mezzo, io le chiedevo “cacchio , ti accuso di cose brutte , ti provoco e tu? Niente mi cambi discorso?”
    Ora credo di aver chiuso , lei ancora mi cerca , spero di riuscire ad evitarla, un senso di vuoto enorme mi prende, riesci però a capire la sua malattia, il suo problema, che per fortuna ho capito da un bel po’ e mi ha dato opportunità di informarmi e non farmi cogliere alla sprovvista, ho cercato di limitare i danni che comunque ci sono stati

  6. Viola 4 aprile 2018 al 19:33 - Rispondi

    Ho sposato e ho fatto 2 figli con un narcisista. Ho divorziato perché stavo vivendo un incubo e l avrebbero vissuto anche i miei figli. Non accettavo più nulla di lui, ne ero dipendente e questo lo ha fatto diventare ancora più feroce. Sono scappata di casa in piena notte con 2 bimbi piccoli. Ora sono passati circa 3 anni. Stiamo tutti bene. Io però non sono più capace di vivere. Mi rinchiudo in casa, non cerco relazioni sociali, ne affettive. Nulla. Non esisto più.

  7. Tiziana Carrieri 9 aprile 2018 al 16:33 - Rispondi

    Più giovane di me, è stato il mio amante per un anno e mezzo.Viveva in un’altra città.
    Con un rapporto in crisi ed un bimbo piccolo,non avevo tempo di pormi troppe domande.
    In tre mesi di frequentazione,avevo già perso quattro chili.Ansia,paura,vortici di emozioni.
    Il suo comportamento non era lineare ma gli davo l’attenuante dell’età.Maturera’,pensavo.E invece era un narcisista…
    Amava il trattamento del silenzio…
    Poi un giorno ho deciso che non ne valeva più la pena e lì si è scatenato l’inferno: stalking,minacce,lacrime e minacce di suicidio e poi ancora insulti.
    Grazie ad un centro anti-violenza ho preso lentamente coscienza della mia ferita narcisistica ed ora tratto me se stessa con grande amore e rispetto.
    Grazie a lui,ho troncato legami con amiche che in questo frangente non si sono rivelate tali.E ripeto ancora grazie a lui.
    È iniziata una nuova fase della mia vita.Sono profondamente diversa,forse migliore.Provo ancora tanta sofferenza per il male gratuito ricevuto ma ora ascolto il mio istinto,che ci aveva visto più lungo di me!!!

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