UN'ESPERIENZA DI LAVORO DI GRUPPO SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA L'esperienza della dipendenza affettiva, come abbiamo più volte sostenuto, é da considerarsi alla stregua di una tossicodipendenza a tutti gli effetti e, quindi, eccitante e devastante allo stesso tempo. Liberarsene risulta, pertanto, un'operazione estremamente difficile, come lo é tentare di liberarsi da una qualsiasi droga. Come quest'ultima viene, infatti, affannosamente ricercata e procurata ad ogni costo, sia esso economico, fisico o psicologico, analogamente la relazione di dipendenza viene spasmodicamente ricercata e procurata a qualsiasi prezzo e soprattutto a quello della propria autostima e dignità personale. Nel corso della nostra lunga esperienza professionale ci siamo rese conto che molti dei casi presentavano tratti distintivi comuni e abbiamo deciso, così, di riunire piccoli gruppi di riflessione con donne coinvolte in questo genere di dipendenza L'esperimento é partito nel mese di marzo 2015 e si é protratto fino a fine giugno coinvolgendo un totale di dieci donne in tutto di età compresa tra i 27 e i 51 anni in sedute bisettimanali da due ore cadauna. Obiettivo comune che ci siamo poste é stato quello di pervenire a una lettura e interpretazione del fenomeno che potesse aiutarle a uscire da legami morbosi ed estremamente frustranti sotto il profilo psicologico. - Terrore dell'abbandono; - mancanza di autostima ; - pensieri ossessivi e intrusivi ; - bisogno compulsico di controllo del partner e della relazione ; - gelosia patologica ; - tendenze autolesioniste ; - incapacità di difendersi e sensazione di impotenza totale sono gli indicatori comuni più ricorrenti e persistenti che abbiamo individuato. Attraverso un confronto tra noi e le partecipanti abbiamo cercato di sollecitare un'autoconsapevolezza del proprio ruolo nella relazione, cercando di ridimensionare la percezione di vittima in cui tutte le partecipanti indistintamente inizialmente si identificavano. L'analisi delle dinamiche, infatti, metteva chiaramente in luce come ognuna di loro si procurasse la situazione patologica come per ricostruire simbolicamente e reiterare ossessivamente una scena di sofferenza estrema già vissuta e appartenente, molto probabilmente, a un lontano passato. Cercando di individuare insieme modalità di decondizionamento efficaci abbiamo posto alle partecipanti microobiettivi da raggiungere di volta in volta che contribuissero a rinforzare la forza di volontà e le aiutassero a riappropriarsi di un po' dell'autostima perduta. Macroobiettivo terapeutico che ci siamo date é stato quello di aiutarle a sviluppare una maggior autoefficacia per evitare loro di arrendersi incondizionatamente alla schiavitù della coazione a ripetere all'interno della dinamica relazionale disfunzionale. D.ssa Cinzia Mammoliti e D.ssa Lucia Portella