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Intervista a un narcisista perverso

Come può un uomo far credere agli altri di amare follemente una donna e poi fare di tutto per disintegrarla emotivamente e psicologicamente?

Come può compiacersi e godere del dolore che provano le sventurate che si innamorano di lui?
Come può razionalmente e meticolosamente programmare la distruzione di un altro essere umano senza provare alcun senso di colpa, nessuna compassione e nessun rimorso?

Un narcisista perverso può e lo dimostra in questa intervista rilasciata a Cinzia Mammoliti, criminologa in prima linea da anni nello studio di questi soggetti diabolici, che decide di fare un viaggio nella mente di un sadico seriale.

Un lungo dialogo crudo, intenso, a tratti sconvolgente che mette di fronte a una verità difficile per tutti da accettare: la crudeltà esiste, è molto più diffusa di quanto non si creda, ma soprattutto, il più delle volte, proviene dalle persone che amiamo e dalle quali pensiamo che dovremmo essere amati..

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” Non si poteva resistere in quel posto. Il caldo era micidiale e, anche a fare avanti e indietro dal locale, fuori non tirava un filo d’aria. Era ormai il terzo blackout in due giorni: la rete elettrica non aveva retto, sopraffatta dal peso di migliaia di condizionatori, e Milano soffocava nell’afa.

Il padrone di uno dei locali più trendy della città, Tony, sempre pronto all’imprevisto, si era subito dato da fare per corredare i tavoli di elegantissimi candelabri in bronzo colorato. Sorridendomi, da lontano, mi faceva segno di accomodarmi in uno dei séparé più appartati, come avevo chiesto.

Era davvero un gran bel locale: moderno e un po’ antico al tempo stesso. Erano anni che ci andavo, benché amassi poco la vita mondana e modaiola della mia città, eppure lì l’ambiente era diverso, caldo, accogliente e fondamentalmente discreto.

E poi Tony era il miglior anfitrione che avessi mai conosciuto, a metà tra un domestico inglese di Corte e una maitresse riguardosa e sempre disponibile per il cliente. Presi posto boccheggiando e mi affrettai a ordinare subito da bere, prima che la ghiacciaia desse definitivamente forfait. Non era solo il caldo, in realtà, ero molto nervosa per quello che stavo per fare.

Dopo il mio ultimo successo editoriale, mi era stata commissionata, da un’importante Rivista di Psichiatria, un’inter- Intervista a un narcisista perverso 10 vista a uno di quei soggetti che tratto nei miei testi, un serial killer dell’anima, nel caso specifico un narcisista perverso (o maligno come lo chiamano in molti) diagnosticato da un’equipe di specialisti operanti nell’ambiente penitenziario.

Fu un’amica psicoterapeuta, facente parte dell’equipe, che mi suggerì di incontrare Paolo G. Era uno dei casi più difficili che avevano sottomano e il motivo per cui accettò di sottoporsi a osservazione sembrava essere finalizzato, solo ed esclusivamente, a raggirare e manipolare la Commissione allo scopo di farsi diminuire la pena che rischiava gli comminassero per l’accusa di maltrattamenti e istigazione al suicidio nei confronti della convivente.

Quest’ultima, poveretta, una ragazza di nemmeno 35 anni, giaceva da mesi in un letto d’ospedale, ricoverata per depressione e tentato suicidio per il dolore procuratole da anni di vessazioni di ogni genere.

Ero più o meno preparata a ciò che mi sarebbe aspettato, del resto analizzavo simili individui da così tanto tempo che mi sembrava ormai di essere nella loro testa.

Rientravo, invero, tra i pochissimi studiosi che avevano introdotto in Italia l’analisi di una fenomenologia tanto articolata e complessa quanto quella che lega la vittima di manipolazione relazionale al proprio carnefice: soggetto il più delle volte profondamente disturbato sotto il profilo della sfera affettiva e della percezione di sé e degli altri.

Vampiri energetici in giro per il mondo, pronti a depauperare, affamati, le loro vittime assorbendone sentimenti ed energie, lasciandosi dietro scie di cuori infranti e sofferenze emotive di tutti i generi. Narcisisti perversi e psicopatici privi di rimorsi, rimpianti o sensi di colpa che possano indurli a un reale pentimento e impedire la recidiva……”

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