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Baby gang: così le seconde generazioni reagiscono all’esclusione sociale

maria corbi 14/04/2017
roma

Cinzia Mammoliti è una criminologa, esperta di psicopatologia criminale, particolarmente attenta al fenomeno delle baby gang.

Dottoressa aumenta la criminalità «di branco» tra i giovanissimi immigrati di seconda generazione. Come mai?  

«Sono fenomeni legati ovviamente all’integrazione. Da quando sono piccoli. I bambini, i ragazzini, si sentono respinti anche se non è detto che lo siano realmente. E comunque si tratta di minoranze in un territorio dove purtroppo ci sono atteggiamenti xenofobi o comunque diffidenti. Così la compattezza del gruppo è data proprio da questa sensazione comune del rifiuto e insieme della sopravvalutazione usata come arma di difesa. Pensano “siamo esclusi ma siamo i migliori, i più forti”. L’autocelebrazione per sopperire alle ferite del rifiuto, dell’abbandono e del non riconoscimento».

Abbandono anche da parte della famiglia?  

«Di solito è assente la figura paterna. Le madri vengono a lavorare in Italia e si portano i figli lasciando nel Paese di origine un marito che in molti casi è stato un compagno violento, abusante, o dipendente da droghe o alcol. E quindi l’assenza del padre, per qualsiasi motivo, determina dei problemi in bambini già deprivati affettivamente, economicamente e socialmente. E molto spesso anche le madri sono assenti perché impegnate tutto il giorno in lavori faticosi, in case altrui, come badanti o colf. Per cui i figli crescono da soli, in strada, con gli amici che presto diventano branco».

Dottoressa lei si occupa anche di formazione delle persone che debbono combattere fenomeni violenti. Cosa si può fare?  

«È importantissimo formare gli insegnanti, non solo quando di trovano in classe ragazzi già inseriti in queste formazioni ma quando nelle prime classi delle scuole elementari hanno tra i banchi ragazzini con condizioni di disagio e a rischio esclusione sociale che in prospettiva rischiano di diventare membri di queste baby gang. Occorre fare un lavoro sull’inserimento sociale coinvolgendo i ragazzi in giochi, discussioni aperte, i laboratori contro il bullismo, mostrando loro che ci sono strade per cambiare un destino che a loro sembra segnato visto che spesso percepiscono come un fallimento la scelta di migrare fatta dalla famiglia».

I social che ruolo anno nella formazione del branco?  

«Le malefatte commesse vengono spesso riprese e i video caricati sui social come gesto autocelebrativo».

http://www.lastampa.it/2017/04/14/italia/cronache/cos-le-seconde-generazioni-reagiscono-allesclusione-sociale-iHGRUldhx8kCMKU3qWwhJI/amphtml/pagina.amp.html